
Ma la comunicazione ufficiale ancora non c’è, e così la Fiom-Cgil resta sulle barricate. Prevista un’assemblea in fabbrica alle 6 del mattino per decidere come muoversi. Probabile un nuovo sciopero, soprattutto se in queste ore non arrivasse una chiamata formale da Roma.
Ad anticipare la notizia in settimana era stato l’assessore regionale Rixi. La sua era poco più di un’indiscrezione: “Ho parlato col ministro, l’incontro col governo ci sarà”, aveva detto. Un annuncio arrivato in seguito al Comitato di Vigilanza di lunedì, chiuso con la garanzia di una convocazione ufficiale all’indomani. Invece, a quasi una settimana di distanza, i sindacati non sanno ancora se ci sarà un rappresentante del governo, come richiesto. L’unica prova scritta è questa comunicazione interna, che però fa storcere il naso.
In queste ore potrebbe arrivare l’ufficialità, ma intanto il clima non accenna a raffreddarsi e il fronte dei sindacati rimane spaccato. Così Armando Palombo (Fiom-Cgil): “Per noi non cambia nulla, è solo un Collegio di Vigilanza che si svolge a Roma. Serve la presenza di un esponente del Governo. Siamo stufi di incontri finti che nascondono problemi veri”. Gli fa eco il segretario genovese Manganaro: "Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma il Governo ritiene incompatibile l'accordo di programma con la vendita dell'Ilva, e quindi da oggi non è più in discussione solo la continuità di reddito ma anche i posti di lavoro e la sopravviveva spessa dello stabilimento di Cornigliano".
Per Alessandro Vella di Fim-Cisl non sarà comunque un incontro decisivo. Resta alta la preoccupazione per la vendita del gruppo ai privati, con il sindacato che chiede l’apertura di un tavolo permanente sull’Ilva per monitorare la situazione giorno per giorno.
Ben più sereno il clima in casa Uilm. Antonio Apa esprime soddisfazione e annuncia la revoca dello stato di agitazione. L’emendamento Basso, secondo lui, offre già garanzie sufficienti a tutela del reddito. Posizione diametralmente opposta a quella della Fiom, che esige il rispetto integrale dell’accordo di programma del 2005, con investimenti su Genova e lavori socialmente utili per aumentare l’integrazione al reddito.
IL COMMENTO
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