
Il sindaco ha poi parlato del crollo delle nascite nel capoluogo ligure e dei tanti laureati genovesi che vanno fuori città per lavorare. "Genova è una città come l'Italia, inutile nasconderlo", ha detto Doria. "Ci sono tanti giovani che vanno all'estero. Penso che a Genova ci siano segnali di inversione di tendenza. Stiamo facendo in modo che la città possa riprendersi. In una situazione di crisi del mondo occidentale alcuni paesi hanno fatto fatica a riprendersi. L'Italia ha fatto fatica, Genova ha fatto fatica, ma in questo senso sono moderatamente ottimista", ha aggiunto il primo cittadino. "Ci sono persone che vengono da fuori a lavorare qua di cui si parla poco. Dal punto di vista economico mettiamo condizioni per cambiare direzione".
Doria si è soffermato poi sulla situazione dell'informazione a Genova, città che ha dapprima perso un quotidiano come il Corriere Mercantile e poi anche la proprietà del Secolo XIX. "Nel mondo dell'informazione abbiamo visto un processo di concentrazione di testate", ha detto il sindaco. "Sono a favore della pluralità dei mezzi d'informazione. Non possiamo più guardare solo al quotidiano. C'è la televisione e anche internet, voi lo sapete bene. Nel settore della carta stampata quotidiana esiste un serio rischio di disoccupazione", ha sottolineato Doria.
Chiusura dedicata ad Erzelli e allo scetticismo che aleggia intorno all'operazione che la riguarda. "C'è la volontà degli enti per cui ci sono settanta milioni circa per l'Università di Genova per una nuova sede e che devono essere erogati", ha ricordato il sindaco. "Lo scetticismo è legittimo se significa credere alle cose dal momento in cui si vedono. Noi abbiamo preso in mano una situazione bloccata e la stiamo rimettendo in piedi, siamo a un soffio dal traguardo a favore dei giovani", ha concluso Doria, escludendo la possibilità di investire i soldi in Villa Cambiaso: "È una villa del 500, non è una sede adatta. Non ci sono i laboratori. Vengono svolte lezioni in un edificio della Fiera e ci sono dipartimenti a chilometri di distanza. Ci vogliono edifici moderni e vicini tra loro".
IL COMMENTO
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