cronaca

Lui: "Non auguro a nessuno di passare queste sofferenze"
4 minuti e 22 secondi di lettura
Applaudito come un eroe. Gino Pollicardo è tornato a casa, a Monterosso, accolto da amici, parenti e vicini di casa. Abbracci, baci e tante lacrime quando è sceso dall'auto insieme ai familiari per ricevere l'affetto dei suoi concittadini.

"Sono contento di essere tornato nel mio paese, tra la mia meravigliosa gente - ha detto, specificando di non voler rispondere a nessuna domanda - Devo ringraziare Nostro Signore e Nostra Signora di Soviore che mi hanno permesso di tornare nella mia Monterosso, e innanzitutto di poter riabbracciare la mia famiglia. Un ringraziamento speciale a tutti i miei concittadini che si sono strettiaccanto alla mia famiglia in questi sette mesi di grande sofferenza ".

Poi, con le lacrime agli occhi, ricorda i terribili momenti vissuti in Libia durante la prigionia: "Questa manifestazione di grande affetto mi ricambia di sette mesi e mezzo di sofferenze. Non auguro a nessun essere umano di passare le vessazioni, le umiliazioni, le ritorsioni e le frustrazioni che abbiamo passato io e i miei colleghi per opera non di un gruppo armato, ma di criminali".

Quindi, il ricordo dei due colleghi uccisi il giorno prima della sua liberazione, Salvatore Failla e Fausto Piano, vittime di uno scontro armato tra fazioni rivali: "In questo momento non posso non stringermi nel ricordo dei miei due colleghi coi quali ho condiviso pianti e speranze, che purtroppo non hanno avuto la mia fortuna. Sono vicino al dolore delle loro famiglie. E sono contento per i familiari di Filippo Calcagno. Nell'ultimo disperato atto di salvarci abbiamo trovato una via di fuga".

Dopo sette lunghi mesi di prigionia, Pollicardo è arrivato in auto da Roma, dove la famiglia lo aveva già raggiunto all'aeroporto di Ciampino. Con lui la moglie Ema, i figli Gino junior e Jasmine, i nipoti Gino e Denise Delmedico. La piccola folla ha applaudito Gino davanti al cortile della palazzina rossa dove Pollicardo vive al secondo piano.

Grande la commozione per il tecnico ligure, che solo questa sera ha potuto riabbracciare anche la sorella Ivana e il papà Antonio, detto Pino, rimasti a casa. Presenti anche il vicesindaco di Monterosso, Emiliana Cavallo, e alcuni consiglieri comunali. Dopo l'unica dichiarazione rilasciata alla stampa, si è affacciato un'ultima volta dalla finestra per ringraziare i tanti concittadini presenti.

Nel pomeriggio la sorella di Gino, Ivana, aveva spiegato che per il momento non ci sarà una festa per rispetto alle famiglie degli altri due ostaggi che sono stati uccisi, Fausto Piano e Salvatore Failla.

L'ARRIVO IN ITALIA - Un abbraccio caloroso. Non hanno contenuto la gioia i familiari di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno questa mattina all'aeroporto militare di Ciampino. I due tecnici italiani sono giunti allo scalo romano alle ore 5, dopo essere partiti verso le 3:30 dall'aeroporto di Mitiga a Tripoli, a bordo di un aereo speciale.

Ad accoglierli sulla pista il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che si è intrattenuto alcuni istanti con loro e li ha abbracciati, ed il generale Giuseppe Governale comandante dei Ros. Poi l'intenso abbraccio con i familiari: la moglie di Pollicardo, Ema Orellana, e i figli Gino junior e Jasmine; emozionatissimi anche Maria Concetta Arena, moglie di Calcagno, giunta a Ciampino insieme a i figli Cristina e Gianluca. Sbarbati, stanchi e visibilmente provati, i due tecnici hanno a stento trattenuto le lacrime.

L'INTERROGATORIO - Subito dopo, secondo la prassi, Pollicardo e Calcagno sono stati sentiti dal Pm Colaiacco che indaga sui fatti avvenuti in Libia. L'interrogatorio è durato sei ore. Molti ancora i punti oscuri di tutta la vicenda - che ha subito una drammatica accelerazione negli ultimi giorni dopo mesi di silenzio -, a partire dall'identità dei rapitori, dalle modalità della liberazione, fino alla morte dei loro colleghi rimasti uccisi Salvatore Failla e Fausto Piano. Non è ancora chiaro quando le loro salme rientreranno in Italia, al momento ancora in Libia, presumibilmente a Sabrata.

PARLA RENZI - In un'intervista televisiva il Presidente del Consiglio Renzi è tornato sulla vicenda dei quattro ostaggi in Libia. "Dovremmo capire le responsabilità, perché i quattro uomini poi rapiti sono entrati in Libia quando c'era un esplicito divieto di entrarci da parte nostra-ha detto il Premier.. C'è stata un'operazione di intervento, probabilmente dei cantieri da visitare. E' ancora da chiarire. La vicenda è molto delicata".

LA FAMIGLIA - A Monterosso la sorella Marisa e il padre Antonio contano il tempo in attesa del suo ritorno. "Contiamo i minuti, non vediamo l'ora di riabbracciarlo. Ora che hanno messo i piedi in Italia siamo tranquilli - ha detto Marisa -. Purtroppo non sono potuta andare a Roma con il resto della famiglia per via di papà. Ora spero torni a casa presto, per riabbracciarlo e perché so che avrà bisogno anche della serenità e della tranquillità della sua famiglia". L'anziano padre, Antonio detto Pino, è felice: "Siamo contenti, è un'emozione forte. Non sappiamo ancora quando rientrerà". Stamani all'alba, Gino Pollicardo ha potuto riabbracciare la sua famiglia e fare la sua prima colazione italiana con la moglie Ema, i figli Gino Junior e Jasmine, i nipoti (figli della sorella Marisa) Denis e Gino Del Medico, e la fidanzata di quest'ultimo Cristina.