cronaca

Accolta l'opposizione alla richiesta del pm. Udienza il prossimo 12 maggio
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L'inchiesta sulla vicenda dell'acquedotto di Fegino, rimasto a secco per quattro mesi da giugno a settembre dello scorso anno, non può al momento essere archiviata. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Maria Teresa Rubino che ha accolto l'opposizione all' archiviazione presentata dall'avvocato Rachele De Stefanis, legale di sette abitanti gravemente ammalati. Il gip ha fissato l'udienza di discussione per il prossimo 12 maggio.


Il pm Paola Calleri aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti per omissione d'atti d'ufficio ma aveva poi chiesto l'archiviazione dopo il ripristino dell'erogazione dell'acqua. Secondo i sette cittadini è vero che l'acquedotto è stato poi ripristinato, ma il Comune è stato "inerte" per mesi. I residenti, infatti, erano stati costretti a rimediare comprando l'acqua o prendendola dalle fontanelle.


Ma non solo. L'amministrazione avrebbe pure messo i lucchetti alle fontanelle pubbliche delle strade lungo Campi e Bolzaneto, ossia quelle più vicine a Fegino, impedendo di fatto alle persone di rifornirsi vicino casa e costringendole così ad arrivare fino a Genova.


La zona era rimasta a secco per quattro mesi. Secondo gli abitanti sarebbero stati i lavori per la galleria del nodo ferroviario a compromettere le falde, prosciugandole. Dal 1929 era stato creato un consorzio da 74 famiglie per costruire un acquedotto privato: la sorgente, però, sarebbe stata smantellata a causa del lavori.