
Il pm Paola Calleri aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti per omissione d'atti d'ufficio ma aveva poi chiesto l'archiviazione dopo il ripristino dell'erogazione dell'acqua. Secondo i sette cittadini è vero che l'acquedotto è stato poi ripristinato, ma il Comune è stato "inerte" per mesi. I residenti, infatti, erano stati costretti a rimediare comprando l'acqua o prendendola dalle fontanelle.
Ma non solo. L'amministrazione avrebbe pure messo i lucchetti alle fontanelle pubbliche delle strade lungo Campi e Bolzaneto, ossia quelle più vicine a Fegino, impedendo di fatto alle persone di rifornirsi vicino casa e costringendole così ad arrivare fino a Genova.
La zona era rimasta a secco per quattro mesi. Secondo gli abitanti sarebbero stati i lavori per la galleria del nodo ferroviario a compromettere le falde, prosciugandole. Dal 1929 era stato creato un consorzio da 74 famiglie per costruire un acquedotto privato: la sorgente, però, sarebbe stata smantellata a causa del lavori.
IL COMMENTO
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