
Gli utenti (pardon clienti) non possono in nessun modo difendersi perché non hanno possibilità di scelta, mentre i nostri "rappresentanti" (al governo della città e dello Stato) promuovono gli interessi privati. In particolare, Mediterranea delle Acque nel 2015 ha dato a Iren 20,6 milioni di dividendi (quasi un quinto dell'intero utile di Iren) pur avendo un fatturato che è solo un venticinquesimo di Iren!
I genovesi pagano un tributo, essendo il servizio obbligatorio (comprende anche l'allaccio alla fognatura e le spese di depurazione). L'utile realizzato dal gestore dipende da una decisione politica, cioè dalla tariffa che è decisa dall'assemblea dei sindaci (in buona parte, per Mediterranea delle Acque: dal sindaco di Genova). La tariffa cresca ogni anno, questo è il segreto del buon risultato di Iren, che lo ammette: "Water networks: Synergies achievement together with positive tariff trend and..."(pagina 7).
In questi giorni assistiamo al teatrino dell'amministratore delegato di Iren, Massimiliano Bianco, a suo tempo allontanato dall'acquedotto pugliese e prontamente nominato dal trio Fassino (sindaco di Torino), Doria (Genova) e Vecchi (Reggio Emilia) che, disinvoltamente, "fa lo spesso" con Genova sulla questione AMIU.
Sembra che sia Iren a aiutare Amiu, sarà invece AMIU a aiutare Iren portando i suoi rifiuti negli inceneritori mezzi vuoti di Torino e Parma e garantendo con la tariffa dei rifiuti utili ulteriori ai fondi speculativi o meno delal multiutility. Insomma siamo di fronte all'ennesima svendita di un patrimonio pubblico saccheggiato e deprezzato dagli amministratori, d'intesa con i poteri forti che governano città e regione..
Le sprezzanti dichiarazioni del dottor Bianco non sono una dichiarazione d'indipendenza da condizionamenti politici, ma l'espressione arrogante e senza veli della soverchiante potenza degli interessi privati di fronte all'interesse pubblico.
*Consigliere comunale a Genova, capogruppo Federazione della sinistra
IL COMMENTO
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