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Pasticcio sulle aliquote Imu, la Giunta governa in minoranza
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Il pasticcio delle aliquote Imu per il Comune di Genova rischia di trasformarsi in un pericoloso paradosso. La Giunta Doria ora ammette che senza quegli 8 milioni di euro si finisce con l’acqua alla gola. Una nota diffusa dall’amministrazione parla di “ridurre drasticamente servizi essenziali per la città”, e contando anche che non arriveranno i 73 milioni della Tasi sulla prima casa, cancellata dal governo, il buco si preannuncia severo. L’altro dato che rileva è ormai noto: il sindaco Doria non ha più i numeri per governare. La sua maggioranza si è erosa col tempo e si è chiusa in un vacillante fortino esposto al fuoco nemico.

Tutto si compie nel tardo pomeriggio di martedì, quando il Consiglio approva due emendamenti che dimezzano l’aliquota per le case di categoria A1 e per gli immobili a canone concordato. Si tratta delle case “di lusso”, almeno secondo le vetuste stime catastali, che andranno a pagare lo 0,29% anziché lo 0,58%. La Giunta Doria non vuole, ma le misure passano lo stesso. La prima con 19 voti a favore (compreso il consigliere Pd Paolo Veardo) e 18 contrari (la maggioranza, sindaco compreso, e i due voti di Rete a Sinistra). L’altra con numeri ancora più impietosi: 17 a 20 (hanno detto sì anche Rete a Sinistra e Percorso in Comune).

L’ennesimo inciampo politico pesa come un macigno sui genovesi, che qualcosa dovranno vedersi tagliare per causa di forza maggiore. “Non ci sarebbero alternative o altre voci di bilancio su cui scaricare le conseguenze finanziarie di questi emendamenti. Non ci sono ‘sprechi’ da tagliare. Le spese per il personale sono scese di cinquanta milioni, sono costantemente diminuiti i dipendenti e l’indebitamento del Comune. Il bilancio 2016, presentato dalla Giunta, conferma misure di contenimento delle spese di funzionamento”, ripete il comunicato della Giunta. “In queste condizioni l’abbassamento indiscriminato dell’aliquota si risolverebbe in una grave ingiustizia perché toglierebbe soldi ai servizi, in particolare per i meno abbienti, concedendo invece agevolazioni fiscali a famiglie di reddito più elevato. Ci possono essere persone anziane che, pur avendo basso reddito, per storia familiare o per altre circostanze, abitano in alloggi catalogati di lusso; però la questione non deve essere risolta attraverso una agevolazione estesa a tutti”.

Ora la Giunta presenterà una revisione della delibera per introdurre “meccanismi più selettivi e attenti agli effetti sociali”, ma l’impressione è che la frittata ormai sia fatta. “Otto milioni in meno di entrate vuol dire servizi in meno ai cittadini e allora bisogna chiarire, avendo ridotto le entrate, che cosa si vuol tagliare. Chiudere gli asili nido? Aumentare i biglietti degli autobus? Vuole dire non dare più l’aiuto alle scuole materne o agli asili? Vuole dire aumentare la tassa della spazzatura?”, si chiedeva Sergio Rossetti, consigliere Pd in Regione. Che al sindaco lancia un appello: “Chiamare i 24 che erano nella sua maggioranza e con loro fare chiarezza sui temi della responsabilità sulle cose che i cittadini chiedono e di cui hanno bisogno e poi capire chi si assume la responsabilità”. Sempre che non sia troppo tardi.