
Ma cosa c'entra Massimo Ferrero con la Sampdoria? Perché proprio lui? La tesi di una vendetta di Edoardo Garrone per le contestazioni dei tifosi più beceri si fa strada tra le linee del tifo. Per altri, più semplicemente, la famiglia in generale non vedeva l'ora di sbarazzarsi della società di calcio, fonte di perdite anche perché gestita in maniera poco dinamica. Che il prescelto fosse davvero la persona adatta a proseguire utilmente nella tradizione sobria del club, ben pochi però lo hanno creduto fin dalla presentazione, mentre qualcuno ha continuato e continua a illudersi.
Ma la storia di Ferrero è la storia di un uomo sì scaltro e intraprendente, ma che finora non è mai riuscito a mettere a segno un successo imprenditoriale senza guarnirlo di traversie, con il corollario una pesante esposizione con il sistema bancario.
Il subentro a Cecchi Gori nella catena di sale cinematografiche è avvenuto a debito, con la nobile intenzione di pagare l'acquisto del circuito con gli introiti del medesimo. L'avventura nella compagnia aerea Livingston si chiude con il patteggiamento previa offerta di risarcimento, mossa che gli innocenti di solito si risparmiano.
La Sampdoria S.p.A., infine, è stata aggregata in una società capogruppo alle altre aziende del Viperetta, tutte non floridissime. Il campionato appena concluso è stato un disastro, ma i soldi per ricostruire la squadra non verranno che dalle cessioni: la gestione Ferrero sembra la cronaca di un disastro annunciato. Ci riflettano, coloro che al romano venuto dal nulla hanno affidato settant'anni di storia e i sentimenti di un popolo.
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