
"Costruire la coalizione è indispensabile per fare fronte alle sfide elettorali", sostiene Marco Doria pro domo sua. E tra le righe si legge il rimando a quella ‘onda arancione’ che nel 2011 conquistò Genova, ma anche Milano e Cagliari. E che nel frattempo nella capitale lombarda si è sciolta come neve al sole.
A Genova e in Liguria la situazione è completamente diversa rispetto a Cagliari, a partire da Rete a Sinistra che prende le distanze. Il Pd commissariato si ritrova con una tragicomica doppietta negativa, con due sberle in in due anni. E continua al suo interno l’opera di tafazziana memoria con due anime: quella di rottura e quella attendista.
"C'è un dato politico molto forte. Vince chi oggi sa risponde a una domanda di innovazione che arriva dalla società civile. Il punto è perché noi pd non sappiamo intercettarla. Senza alibi e con molto coraggio noi dobbiamo cominciare a dire che in Liguria, e soprattutto a Genova, siamo percepiti come una vecchia oligarchia che blocca il rinnovamento", ammette Simone Regazzoni a Primocanale, il portavoce ufficiale di Raffaella Paita durante le ultime (nefaste) Regionali.
"Anche con i migliori candidati - prosegue - non riusciamo a intercettare la domanda di rinnovamento. La mia disponibilità a candidarmi è anche una sfida diretta a un apparato che oggi credo che rischi di bloccare questo tipo di domanda”, afferma Regazzoni, il cui messaggio è chiaro: i dirigenti locali del Pd devono andarsene per poter sperare di tornare a vincere.
"L'11 luglio convocheremo l'assemblea regionale per l'analisi del voto e per attività di tipo statutario e affronteremo questo tipo di discorso che non è soltanto ligure, ma più complesso. Su Savona ci aspettavamo di più, ma ora analizzeremo i voti e l'andamento”, ha ripetuto il commissario regionale David Ermini facendo appello alla calma. Il tempo nel Partito Democratico in Liguria è scaduto, e qualcuno spera nei tempi supplementari.
IL COMMENTO
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