
Si ritiene che il nome, in genovese Pegi, derivi dal latino Pyla Veituriorum, cioè “passaggio dei Veturii”, la tribù ligure che diede il nome all'odierna Voltri. Oggi è un quartiere della Grande Genova che conta circa 26 mila abitanti, ma in passato era un Comune autonomo. Qui gli alti contrafforti della Val Varenna proteggono la costa dai venti freddi, creando un clima mite con temperature più alte della media cittadina.
Ben lo sapevano i patrizi genovesi del Cinquecento, che vicino all'antico borgo di pescatori iniziarono a costruire le loro ville. In quell'epoca la famiglia Lomellini, che controllava la pesca del corallo, inviò un gruppo di coloni a Tabarca, nell'odierna Tunisia. I loro discendenti fondarono poi Carloforte, a Sud Ovest della Sardegna, una comunità ligure che ancor oggi ha rapporti stretti con Pegli.
Il vero boom del turismo si ebbe nell'Ottocento. Mentre si moltiplicavano le residenze estive dei ricchi genovesi, su tutte la grandiosa Villa Durazzo-Pallavicini, Pegli divenne meta di vacanza per gli aristocratici di tutta Europa. Nel 1926 l'annessione a Genova, che portò in dote le fabbriche. Pegli finì accerchiata: da una parte Multedo col porto petroli e le fonderie, dall'altra Pra' con la piattaforma container.
Ma in fondo è ancora un'isola felice, dove i ponentini – e non solo – si gustano un gelato o una frittura di pesce in riva al mare, magari dopo una puntata al Signorini, per chi ha il cuore rossoblù. E per andare 'a Genova', come spesso si dice da queste parti, da qualche anno c'è un'alternativa alla strada e alla ferrovia: il NaveBus, il battello gestito da Amt che in qualche minuto porta dritti al Porto Antico.
IL COMMENTO
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