
"Da un sindaco, che rappresenta tutti i cittadini, ci si aspetta del rispetto al di là delle sue posizioni politiche. Rispetto le scelte di vita altrui", ha dichiarato Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay. "Il fatto che un sindaco se ne esca facendo intuire che di fatto per lui le unioni civili tra persone dello stesso sesso rappresentino qualcosa di brutto e inferiore fa veramente male. Chiediamo al Comune di applicare la legge come previsto, cioè che non ci sia alcuna forma di discriminazione".
Oltre a non volere celebrare personalmente le unioni civili, il sindaco Chiappori ha posto anche alcuni veti riguardanti lo svolgimento delle unioni. Veti che non sono andati giù alla comunità gay. "Ha affermato che debbano essere celebrate senza lancio di riso, senza marce nuziali e senza fiori", ha sottolineato Marco Antei, presidente provinciale MIA Arcigay Imperia. "Ha poi aggiunto che sarà l'equivalente di apporre due firme e basta, come si fa per un divorzio. Ha quindi ridicolizzato le unioni civili e le ha abbassate a livello di un divorzio. Questo è chiaramente inaccettabile".
Dopo il presidio di fronte al palazzo del Comune, una delegazione dell'Arcigay è stata ricevuta dall'assessore Luigi Basso che ha ribadito la legittimità della posizione del sindaco, assicurando alla delegazione che non ci sarà alcuna discriminazione nei confronti delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. "Si applica la legge", ha detto Basso. "La legge dice che il sindaco è l'ufficiale dello stato civile e può delegare in tutto o in parte queste funzioni. Il sindaco ha detto che le delegherà sull'aspetto specifico delle unioni civili, come del resto ha già fatto sui matrimoni e nessuno ha detto niente".
Tuttavia, alla domanda se lui celebrerà o meno queste unioni, l'assessore Basso è stato chiaro: "Io la penso come Salvini. Ritengo che le unioni civili non siano dei matrimoni e non avrò questa delega".
IL COMMENTO
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