
Con Pardini erano finiti in manette l'avvocato Luigi Pelella e i commercialisti Francesco Canzano e Massimo Alfano (difesi dall'avvocato Carlo Biondi). Il commercialista genovese Stefano Quaglia è indagato per concorso in corruzione. L'ex funzionario, difeso dall'avvocato Stefano Savi, ha ricostruito la vicenda respingendo le accuse. "Mi sono reso disponibile - ha detto al gip - a rendere una consulenza vista l'amicizia ventennale che ho con Pelella. Avevo interesse a che la pratica si chiudesse a Genova ma ho fatto tutto muovendomi lecitamente".
Pardini ha anche risposto sulla mazzetta, una busta con 7.500 euro, consegnatagli martedì sera dopo la cena al noto ristorante Manuelina di Recco. "Mi hanno messo quella busta in tasca - ha detto - io ho rifiutato più volte ma loro me l'hanno data. Io nemmeno l'ho aperta". Secondo i militari della Guardia di finanza, coordinati dal procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e dal sostituto Massimo Terrile, quella mazzetta era un "acconto" di una tangente più grande per agevolare la transazione che la Securpol doveva discutere l'indomani per un valore di 20 milioni di euro. L'inchiesta era nata dopo il trasferimento della sede della società a Genova senza alcun apparente motivo, con tanto di intercettazioni telefoniche e ambientali.
IL COMMENTO
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