
Faranno sentire la loro voce, promettono, a partire dalla legge elettorale e dalle alleanze: "Serve un centrosinistra ampio e forte, per combattere la peggiore destra che ci sia mai stata". Il governatore pugliese afferma di essere sottostimato. A Renzi, da cui Emiliano dice di aver sentito parole incoraggianti, chiedono entrambi una maggiore capacità di ascolto rispetto al passato. E sottolineano il dato dell'affluenza in calo rispetto al 2013 come un segnale di malessere del partito. "Chi ha vinto deve essere il segretario di tutto il Pd", dichiara Gianni Cuperlo, sostenitore di Orlando ed ex sfidante di Renzi.
Lui, come gli altri esponenti della nuova minoranza Dem, negano tentazioni di nuove scissioni, dopo quella che ha portato alla nascita di Mdp. Ma aggiungono che evitare nuove emorragie è compito del segretario. Se ci saranno margini per una segreteria e una gestione plurale del partito si vedrà a breve. "Renzi sappia cogliere questa seconda occasione: se avrà appreso la lezione, sarò collaborativo", afferma Emiliano. Ma Francesco Boccia avverte: "Saremo leali, non obbedienti".
Il Sud per Emiliano, l'unità per Orlando: questi sono i due temi che Renzi riconosce come caratterizzanti dei due avversari, che intende fare propri. Ma loro promettono opposizione "nel merito" su diversi fronti, dal lavoro (entrambi chiedono di ripristinare almeno in parte l'articolo 18), alla scuola. Il primo campo di "battaglia" interno promette però di essere la legge elettorale: stop ai capilista bloccati, chiedono entrambi. E il ministro avverte il segretario: "Non si può andare a votare con questa legge elettorale che non garantisce governabilità. Serve un centrosinistra largo: nei prossimi appuntamenti elettorali, sulle amministrative di giugno", primo banco di prova del nuovo segretario, "le regionali in Sicilia e le politiche si giocherà l'assetto democratico del nostro Paese".
IL COMMENTO
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