
Carli ha spiegato di non aver mai sentito notizie su scavi nel giardino della casa di via Fracchia appartenuta ad Anna Maria Ludman e di sacchi di plastica sotterrati che riportavano la dizione "da interrare". L'ex magistrato ha spiegato di aver invece sentito direttamente della questione incontrando i magistrati Caselli, Maddalena, Laudi e Priore nel corso di un incontro di lavoro successivo all'episodio in via Fracchia in cui i principali esponenti della colonna genovese delle Br furono uccisi durante l'irruzione degli uomini del generale Dalla Chiesa.
"Io questo ho sentito, andate a chiedere a loro. Allora era un giovane magistrato e ascoltavo. Loro hanno deciso l'irruzione in via Fracchia. Nulla chiesi al Procuratore capo di Genova, Squadrito, che mi incaricò di stendere la requisitoria tecnica del Pm sulla sola irruzione. I colleghi sapevano tutto. C'erano carte di Moro in via Fracchia. La cosa mi fu direttamente confermata anche dalla fidanzata di Peci Giovanna Maria Massa".
Carli ha anche confermato di aver avuto dichiarazioni dei pentiti in cui si parla di soldi alle Br dalla Bulgaria e dal Mossad, il servizio segreto israeliano. Una traccia che potrebbe ricondurre a carte di Moro legate alla vicenda Peci in sede giudiziaria c'è.
A pagina 350 della prima sentenza Moro, dopo aver descritto tutta la carriera di Peci nelle Br, la sua attività e le modalità del pentimento si scrive: "al termine della intera 'operazione' in possesso dei brigatisti di Torino erano rimasti alcuni documenti scritti nel periodo del sequestro dall' on. Moro, nonché materiale rinvenuto nelle borse trafugate in Via Fani, tra cui un programma sull' ordine pubblico e sul coordinamento tra polizia e carabinieri, custodito in copia probabilmente da Di Carlo Salvatore nell' appartamento di Via Sansovino 255, dove lo stesso Peci aveva trovato ospitalità allorché era stato costretto ad abbandonare l' alloggio di Corso Lecce e quello di Nichelino".
Nel volume autobiografico "Io, l' infame", Peci afferma di aver avuto delle carte di Moro ma sostiene di averle bruciate trattenendo un solo documento:"A noi della colonna di Torino furono dati da conservare alcuni documenti di Moro, perche' avevamo una base sicura a Biella. C' era un programma sull' ordine pubblico e sul coordinamento carabinieri-pubblica sicurezza che conservammo. Bruciammo invece alcune pagine autografe scritte da Moro durante la prigionia, perché non avevano alcuna importanza politica; una specie di testamento nel quale regalava alcuni piccoli oggetti: una penna alla nipotina, ecc. Ripensandoci fu brutto bruciarli. Avremmo potuto essere meno brutali e mandarli alla famiglia". Vista l'ambiguità della formulazione è possibile che si possa trattare proprio delle carte di via Fracchia recuperate al termine della intera operazione Peci che ha contemplato anche l'irruzione in via Fracchia con modalità che all'epoca furono criticate.
Ma sulla questione delle presunte carte di Moro risponde a quanto affermato oggi in commissione Moro dall'ex magistrato Luigi Carli. "Non mi risulta niente di niente di quel che viene attribuito al dott. Luigi Carli a seguito di dichiarazioni che egli avrebbe reso alla Commissione parlamentare Moro. Del resto, è fuori di ogni logica che la magistratura torinese possa aver 'deciso l'irruzione nel covo Br di via Fracchia' o possa essersene in qualche altro modo occupata. E ciò per la semplice ragione che la collaborazione di Patrizio Peci coi magistrati di Torino ebbe inizio soltanto il 1° aprile 1980. Prima di allora egli (in veste di semplice 'confidente' dei CC e non ancora di 'collaboratore di giustizia'), nel pieno rispetto della legge aveva avuto rapporti esclusivamente con il Nucleo speciale Antiterrorismo diretto dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sono autorizzato dal collega Marcello Maddalena a precisare (confermandolo a mia volta) che di Patrizio Peci in pratica egli non ebbe mai ad occuparsi. Mi è invece impossibile aggiungere anche la smentita di Maurizio Laudi (altro magistrato torinese che Carli avrebbe menzionato), essendo Laudi, com'è noto, deceduto da tempo".
IL COMMENTO
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