
Nei suoi giochi, però, la politica spesso risponde agli interessi di questa o quella parte solo perché coincidono con i suoi. Salvo cambiare repentinamente orientamenti se spunta un tornaconto maggiore. Finora, dunque, soprattutto Msc e Royal Caribbean possono a buona ragione festeggiare, avendo spinto Emmanuel Macron a rivedere l'accordo con l'Eliseo, quando ancora "regnava" Hollande, che avrebbe dovuto portare Stx sotto le insegne italiane di Fincantieri.
In questa operazione, Macron ha con disinvoltura rispolverato un nazionalismo economico-finanziario che però potrebbe all'improvviso riscomparire se diventasse praticabile e concreta l'ipotesi di un'intesa con i tedeschi di Meyer Werft. Secondo più di un osservatore, infatti, proprio questo sarebbe il vero obiettivo finale dell'Eliseo, ben deciso, soprattutto dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue, a creare un solido asse (politico, economico e industriale) con Berlino, attraverso il quale governare (quasi) a piacimento le sorti dell'Europa.
Per Msc e Royal Caribbean, quindi, quella finora andata in scena sarebbe solo una vittoria di Pirro: perché al posto di Fincantieri spunterebbe Meyer Werft, ma gli effetti sul mercato delle costruzioni navali sarebbe esattamente lo stesso. Cambierebbe solo la sposa di Stx Saint Nazaire: la tedesca invece dell'italiana.
Per il gruppo guidato da Giuseppe Bono una eventuale sconfitta segnerebbe una battuta d'arresto perfettamente riassorbibile in termini di fatturato. Ma in prospettiva con conseguenze tutte da valutare. Fincantieri, infatti, oggi è quasi quattro volte Stx, anche in termini di portafoglio ordini, però il vero valore aggiunto che porterebbero i francesi sta nell'infrastruttura: il cantiere di Saint Nazaire ha le dimensioni giuste ed è attrezzato per la costruzione delle moderne mega-navi da crociera, mentre il gruppo italiano, nel sito più grande, quello di Monfalcone, non può raggiungere quella stazza.
Come finirà tutta questa storia al momento è impossibile a dirsi. L'ultima proposta francese di compromesso - controllo paritario di Stx, ma governance in mano italiana con diritto di voto doppio in capo al presidente se su una decisione ci fosse pareggio nel Cda - è stata sdegnosamente respinta da Roma. Però la rottura non è definitiva. Se ne riparlerà nel vertice del 27 settembre, lì sì in modo prevedibilmente conclusivo. Fino ad allora ci sono quasi due mesi pieni: le trattative proseguiranno, ognuna delle parti in causa - anche quella formalmente estranee al dossier - continuerà nella difesa dei propri interessi e le necessità politiche interne, a Parigi come a Roma, certamente avranno il loro peso. Essere ottimisti, però, è complicato: in Italia soprattutto il centrosinistra si è affrettato a saltare politicamente sul carro di Macron, ma il nuovo presidente francese finora ci ha solo preso a schiaffoni. Chissà se dalle parti di Palazzo Chigi e del Pd qualcuno ha cominciato a svegliarsi.
IL COMMENTO
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