La novità amara è che prima del 2018 non si muoverà nulla. Iplom, fanno sapere gli uffici di Tursi, sta ancora procedendo al piano di caratterizzazione. In altre parole, sono in corso da mesi i campionamenti di terreno per capire se c'è inquinamento residuo da idrocarburi. A fare da contraddittorio sono Arpal e Città metropolitana. Poi, grosso modo a fine anno, si passerà alla fase successiva, la conferenza dei servizi, dove siederà anche la Asl.
I rilievi degli scorsi mesi hanno già evidenziato tracce di contaminazione superficiale. In questo caso toccherà all'azienda fare una proposta progettuale con chiara indicazione dei tempi e degli interventi, e pure questa andrà approvata in conferenza. Insomma, ci vorranno ancora mesi. Peraltro, visto che il greggio è considerato facilmente biodegradabile, si potrebbe anche decidere di non fare nulla.
I rii Pianego e Fegino, secondo la direzione ambiente del Comune di Genova guidata da Michele Prandi, sono sicuri grazie al primissimo intervento post disastro. Durante l'estate le analisi dell'aria non hanno dato alcun esito. Eppure c'è chi continua a sentire quell'odore nauseabondo.
L'altra partita si gioca al Tar. Iplom ritiene che l'itnervento sull'alveo competa al Ministero dell'ambiente e non al Comune, che segue invece i lavori sui versanti. Roma si era espressa diversamente e l'azienda ha deciso comunque di collaborare. Ma se la società dovesse vincere il ricorso al tribunale amministrativo, i lavori potrebbero subire un nuovo stop. E per gli abitanti sarebbe l'ennesima beffa.
Nel frattempo l'assessore comunale all'ambiente Matteo Campora sta organizzando una serie di incontri tra i rappresentanti dei comitati spontanei, i vertici di Iplom e Palazzo Tursi. Il 28 settembre ci sarà una riunione preliminare tra Campora, il sindaco Marco Bucci e il presidente del Municipio, Federico Romeo. Mobilitato anche l'assessore Paolo Fanghella.
IL COMMENTO
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