
Ma la Svizzera, paese che non prevede quel tipo di reato, ha negato l'accesso ai nomi. I fatti risalgono a fine 2016. La donna, affetta da patologia grave e disabilitante ha deciso, all' insaputa dei familiari, di contattare una associazione di Lugano che si occupa di fine vita. Una volta stabilita data e modalità la donna si è fatta accompagnare da una ambulanza in Svizzera. I parenti ne hanno denunciano la scomparsa e così sono iniziate le indagini. La polizia ha scoperto la storia e informato il magistrato che ha chiesto una rogatoria internazionale per poter eventualmente indagare i medici svizzeri.
La risposta è arrivata a distanza di un anno: in Svizzera non è previsto quel reato e quindi non verranno forniti nomi. "Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo - spiega il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi - ma purtroppo non abbiamo avuto una risposta positiva dai colleghi elvetici"
IL COMMENTO
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