
Presenti numerosi ammalati e diversi accompagnatori di varie associazioni ecclesiali e laiche come Oftal, Unitalsi, Cavalieri di Malta, Croce Rossa. Dopo l'omelia il porporato ha celebrato il rito dell'unzione degli infermi. "La cultura odierna, in tutti i modi e da tutti i pulpiti - ha detto ancora Bagnasco - decanta e ci impone" un'altra visione, ovvero "che la vita deve essere sempre senza limite, senza difficoltà e sofferenze, senza dolori fisici né morali".
Ma questa, per Bagnasco, è una visione da "stolti, perché non sarà mai così". Infatti "per imparare a vivere dobbiamo imparare a soffrire" e questa "è la verità della vita". Il porporato ha poi rivolto un pensiero "alle tante persone che vi accompagnano non per altro ma per voi. Ci ricordano che l'amore è possibile solo se siamo disposti al sacrificio", che "amare è sacrificio" e che questo "non vuol dire tristezza ma vuol dire gioia profonda".
IL COMMENTO
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