
Non che le campagne elettorali in genere siano una stagione da ricordare. Ma almeno una volta si parlava di cose serie. Come i treni, le autostrade, che tentano da una settantina di anni di unificare uno Stivale mai così diviso, astioso e vendicativo.
I temi locali che nella campagna dovrebbero essere prerogativa dei candidati che chiedono voti per portare a Roma le voci di un territorio, sono scomparsi, sovrastati da due mastodontici dilemmi: come tagliare le tasse e che cosa fare con i migranti.
Temi che si possono anche declinare in Liguria, ma che rischiano di annullare alcune questioni nostre che anche un voto nazionale deve segnalare e affrontare perché rientrano in progetti di caratura nazionale.
La domanda più inevasa dai candidati liguri è: se fosse eletto/a che cosa si impegna a fare per la Liguria? Non si tratta di campanilismo di maniera e nemmeno di provincialismo. Qui avremmo voluto sentire trattare con proposte i temi dei porti e del ruolo di quelli liguri, Genova in testa, nel panorama nazionale. Delle infrastrutture, ferrovie e autostrade, che non sono una questioncella risolvibile tra Serravalle e Bolzaneto o dalle parti di Imperia o La Spezia, ma nodi che collegano o scollegano un'area geograficamente strategica con il centro dell'Europa.
Di lavoro si è parlato in modo generico per non dire della sanità che, nazionalmente e senza una seria politica di investimenti e risparmi e senza una strategia di uguaglianza tra i territori, potrebbe diventare nei prossimi mesi un pericoloso detonatore di disagi sociali.
Niente. Tutto ha ruotato istericamente sulle obbligate (ma è proprio così?) alleanze del 5 marzo in poi. Su presunti inciuci sistematicamente smentiti dai protagonisti, su innaturali aperture tra chi detesta l'Europa e chi di queste radici ne fa una prospettiva salvifica, su soluzioni irrealizzabili per affrontare la questione delle migrazioni.
Burian è entrato in Liguria infischiandosene dell'assenza di un Terzo Valico e l'ha congelata. Speriamo che il freddo siberiano abbia un effetto gelicidio anche sulla politica molto autoreferenziale e staccata dal sentire popolare che parla un'altra lingua condizionata esclusivamente dai bisogni.
IL COMMENTO
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