
A capo dell'organizzazione, secondo l'accusa, c'era un egiziano, Ibrahim Bedir, residente a Loano, in provincia di Savona; con lui in carcere è finito un connazionale, Ahmed El Din, imprenditore bloccato dai militari all'aeroporto di Malpensa la scorsa notte mentre rientrava in Italia. Altre otto persone, sei titolari di attività e le due "false spose", sono ai domiciliari: Giovanni e Giuseppe Auricchio, Saleh Abdellatif, Maria Grazia Lesena (testimone di un matrimonio fittizio), Mariangela Titone, Carmela Ester De Donatis e Mostafa Abdelhamid, oltre al braccio destro di Bedir, Ismael Mohamed.
Altre quattro persone sono state denunciate. Le persone che dall'Egitto volevano raggiungere l'Italia potevano ottenere un permesso di soggiorno di 4 mesi pagando cifre intorno ai 5-6mila euro; in caso di contratto di lavoro annuale l'importo poteva lievitare fino a 10mila euro. Le attività che si rendevano disponibili all'assunzione erano tipicamente bar, pizzerie e kebab; la proposta di lavoro (grazie alla quale l'ambasciata italiana in Egitto rilasciava un visto temporaneo) non si concretizzava mai però in un vero contratto. Nel caso dei due matrimoni, gli stranieri avevano pagato 10 mila euro per inscenare le nozze ed ottenere così un permesso di soggiorno definitivo. In totale il giro d'affari tra il 2013 e il 2017 ha superato il milione di euro.
IL COMMENTO
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