
"I piani urbanistici dovrebbero tener conto del tombamento dei numerosi rivi nel medio e basso percorso e delle loro cavità sotterranee, degli sbancamenti e della cementificazione delle alture che mettono continuamente a rischio il territorio cittadino - dice Guido Paliaga del Cnr-Istituto per la ricerca e la protezione idrogeologica, illustrando un cartografico multitemporale con georeferenziazione che 'sovrappone' mappe di vari secoli -. Il centro storico si è attestato nella zona più pianeggiante mentre le urbanizzazioni successive dell'anfiteatro hanno occupato le alture: alcune zone hanno un ottanta per cento del consumo di suolo".
Gli edifici esposti al rischio geo-idrogeologico solo a monte della parte storica della città sono almeno 86, tra cui anche Albergo dei poveri, Commenda e le cisterne di Palazzo San Giorgio. L'ingegnere geotecnico e docente a Ingegneria civile e ambientale all'Università di Genova, Riccardo Berardi, ha rimarcato che "a Genova gli edifici 'scalano' i pendii con dei 'terrazzamenti', ma il territorio si ribella e la città scende. Ogni scavo che si fa è a rischio e quando si fanno dovrebbero durare poco".
La frana di via Digione avvenne il 21 marzo 1968: 34 unità abitative di un condominio del 1938 di 128 unità abitative distribuite su 8 piani, morte di 19 persone.
IL COMMENTO
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