
In particolare, avrebbe compilato referti in bianco, anziché presentarsi, quando c'era da effettuare una ricognizione cadaverica per morti naturali o in caso di esami necroscopici su incarico della Procura. L'accusa di peculato, deriva dal fatto che gli investigatori della Guardia di Finanza l'avrebbero sorpresa a fare la spesa o altre commissioni a bordo dell'auto di servizio.
Nel mirino ci sono 46 certificati su salme che non sarebbero mai state viste. L'unica parte civile, l'Asl 1 imperiese, ha formulato una richiesta risarcitoria complessiva pari a 153.769,64 euro, 120mila dei quali come danno di immagine. Nel corso della discussione, il pm ha messo in luce l'esistenza di un metodo di lavoro, secondo cui i certificati venivano falsificati, di fronte alla morte di anziani, mentre venivano 'scientificamente' escluse le morti di giovani o quelle cosiddette "strane", per evitare sospetti.
"Un metodo agghiacciante - ha affermato Pradella -. Quasi a fare una drammatica tabella di valori tra morti". Ed ha aggiunto: "Sono indignata come pubblico ministero, come paziente e come familiare di persona anziana". Il pm ha parlato di "quadro avvilente", tanto da negare le attenuanti generiche all'imputata, malgrado sia incensurata. L'accusa porta, poi, un caso emblematico, in cui la Del Vecchio avrebbe fatto scrivere sul certificato di un'anziana che era deceduta per "insufficienza respiratoria" e non per "trauma cranico", soltanto per fare un favore all'amica di un'agenzia funebre preoccupata di dover rimandare il funerale che era già stato fissato.
IL COMMENTO
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