
"Già nel 2012 l'allora commissario Enrico Bondi - ricorda il segretario della Fiom Bruno Manganaro - aveva in mente questa strada e l'aveva intrapresa finché non venne silurato da Renzi. E così l'Ilva che allora valeva 8-9 miliardi di euro oggi rischia di essere svenduta a meno di 2. Mittal ha al momento tutte le carte in mano grazie al comportamento del precedente Governo: può comprarla alle sue condizioni oppure lasciarla ferma mentre continua ad acquisirne clienti e sapendo che in questa situazione non sarà facile trovare un'alternativa".
Un quadro non semplice che sta suscitando anche vari attacchi nei confronti del Governo: "Evidentemente il governo si trova in difficoltà a causa del lascito dei predecessori - dice Manganaro - ma la cosa più vergognosa è stata venerdì quell'aula vuota del Parlamento di fronte a cui ha parlato Di Maio".
Per la Fiom "la proposta di Mittal resta irricevibile, qualunque Governo intenda proporla perché, come si può vedere anche dall'ultima nota dell'azienda, se c'è qualche apertura sulla parte ambientale non una parola ancora una volta viene detta sull'occupazione e 4 mila esuberi di cui 600 a Genova per noi sono inaccettabili. Faremo di tutto per impedirlo".
IL COMMENTO
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