
Ce l’ha fatta anche il pianoforte con il pentagramma di una vita di passione e attenzione. Questa operazione è il risultato più soddisfacente e appagante nelle complesse operazioni del dopo- crollo. Ridare i ricordi a centinaia di persone.
Poi dopo il piano toccherà al cappotto invernale, a qualche paio di guanti, a una sciarpa. Toccherà alla fotografia del viaggio di nozze, in piazza San Marco o davanti a San Pietro, o sull’aia di una bella cascina tra gli amici con i bicchieri alzati.
Toccherà alla piccola lavagna sulla quale un figlio ha scritto “aiuola” , al trenino elettrico imballato in una scatola, a qualche pentola, a un servizio di piatti. Toccherà all’orologio del nonno, grosso e antiquato e a qualche libro.
Le vite scendono sotto il maledetto ponte , lentamente, sfiorano i pilastri del moncone che sta lì come un agghiacciante trampolino sulla Valpolcevera.
E’ possibile risarcire la memoria? Quanto vale una foto di classe? O un abito da sposa o un triciclo dimenticato?
Poi finalmente il pianoforte col pentagramma di tante storie tocca terra. Ricomincerà a suonare.
IL COMMENTO
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