
E questo sistema da molti criticato (da quelli che ancora preferiscono scegliere i
capi e il resto nel chiuso di vetusti apparati o ricche ville lombarde) è unico nel suo genere e di fronte al sistemino Rousseau da 53 mila voti diventa una colossale prova di democrazia.
Vada come vada. Certo che se si sta sotto il milione non sarà andata molto bene, ma a confronto dei sistemi degli altri, quello delle primarie è ancora oggi un sistema rivoluzionario. E pericoloso perché facile a essere inquinato. In ogni caso l’indicazione la offre e la offrirà anche al Pd ligure e genovese, annientato come quello nazionale e che oggi, si presenta con vecchi leader consunti, renziani ormai passati ad altra famiglia, rari giovani che dovranno affrontare le ultime smanie dei vetusti per emergere.
Viva i giovani in ogni caso, Siano essi i Romeo del Ponente genovese o gli Ioculano del Ponente estremo. Tutto oggi serve purché siano facce nuove. Che facciano dimenticare quello che è stato, un’epoca in cui il Pd ha avuto al governo due ministri senza che nessuno in Liguria se ne accorgesse, una città di sinistra che ha assistito alla prima scissione senza che nessuno ne discutesse allarmato, un capoluogo sgovernato per cinque anni senza che nessuno (della sinistra) si ribellasse.
In quanti resteranno a provare a fare tutto quello che i vecchi non sono riusciti (o non hanno voluto) fare? Questa è la domanda che attende una risposta dalle urne delle primarie, Nel Paese del dopo-Renzi e nella città dove la sinistra ha governato pressoché ininterrottamente per quarant’anni.
IL COMMENTO
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