
Oggi a Roma si svolge l'ultima tappa di un percorso giudiziario lungo e doloroso. Nello stesso processo condannati in secondo grado dal Tribunale di Genova anche l'ex assessore alla protezione civile Francesco Scidone a 2 anni e 10 mesi, a 2 anni e nove mesi il dirigente Gianfranco Delponte, a 4 anni e 4 mesi Pierpaolo Cha e 2 anni e 10 mesi a Sandro Gambelli anche loro ex dirigenti, e mesi all'ex coordinatore dei volontari della protezione civile Roberto Gabutti. Se la Corte di Cassazione confermerà la sentenza per Marta Vincenzi potrebbero aprirsi le porte del carcere. Anche se il fatto che l'ex sindaco abbia passato i 70 anni di età potrebbe consentirle di accedere direttamente agli arresti domiciliari se non dopo un primo passaggio formale in carcere.
C'è attesa, velata da un leggero ottimismo, tra i legali dell'ex primo cittadino di Genova accusata tra le altre cose di aver falsificato i documenti: "Noi ci attendiamo che la sentenza oggi venga in tutta o in parte cassata in modo da far tornare il processo in corte d'Appello - ha proseguito l'avvocato Savi -. A mio avviso ci sono errori di diritto in relazione all'interpretazione delle norme che regolano la colpa e ci sono anche sono delle carenze motivazionali perchè non sono state prese in considerazione numerosi elementi portati dalla difesa. E' fondato poter pensare che questi vizi vengano rilevati anche dalla Corte di Cassazione" spiega ancora Savi. Nel caso in cui il ricorso presentato dai legali dell'ex sindaco venisse respinto la condanna sarebbe confermata e la sentenza verrebbe subito eseguita. E a quel punto per Vincenzi si potrebbero aprirsi le porte del carcere di Pontedecimo. Forse solo per qualche giorno, poi dagli stessi avvocati difensori potrebbe arrivare la richiesta dei domiciliari. "E' una donna ferita da questa vicenda che lei ha vissuto come una storia ingiusta. E' come sempre nella sua vita pronta ad affrontare e farsi carico della situazione".
A Roma ad assistere alla sentenza anche i familiari delle sei vittime dell'alluvione: Shpresa Djala con le figlie Gianissa e Gioia, Serena Costa, Evelina Pietranera e Angela Chiaramonte. La Corte di Cassazione non entra nel merito delle decisioni prese durante il primo e secondo grado ma valuta la correttezza processuale dell'attività. Nella sentenza i giudici valuteranno anche la posizione di Scidone e Delponte. Nel sentenza di secondo grado infatti erano state confusi i capi d'imputazione con conseguente ribasso delle pene. A questo punto la Corte potrebbe correggere e ricalcolare in automatico la pena corretta. Oppure come alternativa rimandare in Appello la decisione finale nei confronti solo dei due chiedendo venga formulata la sentenza corretta.
Nonostante gli annunci arrivati da Palazzo Tursi negli scorsi giorni è arrivata la brutta notizia per quanto riguarda i risarcimenti da riconoscere ai parenti delle vittime della tragedia. Con l'assicurazione che ha fermato il pagamento di quanto riconosciuto.
IL COMMENTO
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