
Giovanni Toti comincia così a disegnare il dopo 26 maggio, anche se è piuttosto convinto che non succederà niente di traumatico e che il 27 non finirà il mondo.Probabilmente sarà come risponde il presidente della Liguria al giornalista Zanchini, ma quello che è certo è che il governatore porterà più di un mattone alla ristrutturazione del post Cavaliere.
Quando i sondaggi non saranno più ipotesi ma numeri veri, cioè risultati elettorali e si vedranno la sorte di Forza Italia e la reale forza di Salvini.
In un interessante analisi sul Secolo XIX, Federico Geremicca entra in questo argomento: l’eterna ricerca del “partito del moderati”, cioè di quel rassemblement che un secolo fa stava con la Dc (quella che andava da Donat Cattin a Scalfaro), poi con Berlusconi e probabilmente, fino a qualche anno fa sperava addirittura in Matteo Renzi. Popolo elettoralmente pesante che oggi non sa dove sbattere la testa. Non ha più né un partito, né un leader e non si fida assolutamente dell’ultima sterzata “moderata” di Luigi Di Maio.
Chi e che cosa attende questo popolo che non ama gli eccessi? E qui si innesta il futuro di Giovanni Toti: partecipare alla creazione del nuovo partito moderato, liberale ma anche un po’ cattolico, appunto come ebbe a dire “il partito del ma anche…”che una volta costituito, sia con Forza Italia (se qualcuno rinsavirà) oppure anche a fianco come alleato, consenta alla Lega salviniana degli eccessi di governare facendo a meno dei Cinquestelle. Ma a dare filo a torcere a Toti potrebbe mettersi lo stesso Renzi.
Se, come ipotizza Geremicca, con una mossa a effetto provasse davvero a formare dopo il 26 e visti i risultati, “un nuovo movimento separato dal Pd dall’impronta moderata e modernamente riformatrice”. Ipotesi che a oggi appare molto improbabile.
E’ vero che il governo è litigiossimo e Giorgetti già ipotizza una impossibilità di andare avanti se questa litigiosità continuerà. “Sembra Casa Vianello – ha chiosato Toti alla radio – si litiga tutto il giorno e poi tutto finisce con Raimondo che legge la Gazzetta dello sport”. E la rissa non conviene a nessuno. Ma anche mettere ordine e togliere i resti di potere a Forza Italia e soprattutto ai suoi vecchi e nuovi colonnelli e marescialli, nazionali e anche locali (pensiamo alla Liguria e a Genova!) è, come diceva il generale De Gaulle un “vaste programme”.
IL COMMENTO
La scienza dei sondaggi: ecco come lavoriamo per raccontare la realtà insieme a Primocanale
La Costituzione, Salis in Lottomatica e la politica di cui non puoi fidarti