
"Questo è il mio terzo allestimento che faccio con il maestro Ezio Frigerio. Stranamente ogni volta l'elemento acqua ritorna. Per Butterfly abbiamo scelto di realizzare una palafitta sospesa sull'acqua", spiega il regista Lorenzo Amato.
E il taglio scelto dal regista è introspettivo, quasi psicanalitico, che indaga sulla figura della protagonista, una delle più care al pubblico. “Non sono un regista didascalico e per questo do sempre alle mie messinscena un taglio diverso, che a volte può prendere ispirazione dalla mia personale esperienza autobiografica", prosegue a raccontare il regista.
"Personalmente Butterfly non l'ho mai vista come una vittima abbandonata, ma piuttosto come una donna che investe troppo nella relazione. Via via si va identificando prima come moglie e poi come madre. Nel momento in cui le vengono tolte queste due caratteristiche, rimane vuota e la scelta più naturale è quella di togliersi la vita”.
IL COMMENTO
"Ti ricordi Bilancia?" 17 vittime scelte per odio e per caso
Che brutta quella piazza cerniera che doveva salvare il centro storico