
Dopo la demolizione gli uomini della Guardia Finanza e i periti dopo un sopralluogo hanno sequestrato alcune parti della struttura. I pezzi acquisiti erano stati colorati in precedenza in modo da renderli riconoscibili e riconducibili alla posizione che occupavano prima dell'esplosione. L'attenzione si concentra sui resti della pila 10 per capirne lo stato eventuale di ammaloramento. I resti verranno sistemati in un hangar. La demolizione delle due pile chiude un capitolo, 318 giorni dopo la tragedia del 14 agosto.
Il commissario Bucci lo ha detto chiaramente dopo la delicata operazione, ora la ricostruzione del viadotto sul Polcevera può subire un'accelerata importante. L'obiettivo fissato nel calendario è rendere il ponte percorribile ai mezzi entro l'aprile del 2020, mancano circa 300 giorni. Quella che si chiude è stata una settimana intensa, iniziata con la prima gettata di cemento della pila numero nove del nuovo ponte, proseguita con la demolizione con l'esplosivo delle due pile lato levante e poi ancora avanti con l'arrivo nello stabilimento Fincantieri della chiatta con i primi tre pezzi di impalcato del nuovo ponte che sta sorgendo (LEGGI QUI). Quello donato alla città sall'architetto Renzo Piano. Per ora si chiamerà 'Ponte per Genova' come ha specificato il commissario Bucci ma a lavori ultimati gli verrà dato un nome nuovo. Avrà una lunghezza di 1067 metri, 18 pile in cemento armato e 19 campate. L’impalcato sarà realizzato con una struttura mista acciaio-calcestruzzo.Due corsie per senso di marcia più quella di emergenza. Ma soprattutto con l'idea di Piano di creare un ponte meno impattante visivamente su tutta la Valplcevera.
Se il cantiere della ricostruzione può ora iniziare a correre, quello della demolizione deve ancora ultimare i lavori, resta in piedi la pila 8, le gambe della 6 e la pila 2 (quella attaccata alla galleria) e la 3. Ma con ieri Genova si è liberata simbolicamente e visivamente di quell'ingombrante peso.
IL COMMENTO
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