
"Mi auguro che l'aumento di capitale venga approvato perché l'unica alternativa e' la risoluzione e la risoluzione significa il dissolvimento della banca, la perdita totale degli investimenti fatti dai sottoscrittori (del bond subordinato, ndr) e un problema di collasso della banca", ha detto da Cernobbio Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa.
Il sistema bancario italiano ha costruito una rete di sicurezza che, attraverso il Fondo Interbancario, mette a disposizione circa 630 milioni per ricapitalizzare Carige, di cui 320 già investiti in un subordinato che si azzererebbe in caso di bail-in. E anche se il sistema, come ha ricordato Gros-Pietro, è "robusto" e Carige è un istituto di medie-piccole dimensioni, il costo di una liquidazione, secondo fonti finanziarie, si aggirerebbe sugli 8-9 miliardi di euro.
La manovra di rafforzamento patrimoniale da 900 milioni che coinvolge anche Cassa Centrale Banca richiede pero' il via libera dell'assemblea straordinaria. I commissari, che hanno anche avviato anche una raccolta di deleghe, avrebbero messo al sicuro il quorum costitutivo del 20%, grazie al sostegno di Volpi (9%) e Mincione (5%), a cui potrebbero aggiungersi alcuni fondi satellite del finanziere. Ma nel caso in cui i Malacalza non dovessero appoggiare l'aumento non sarà semplice trovare il voto favorevole dei due terzi dell'assemblea, considerato che la famiglia piacentina dispone del 27,5% del capitale.
"Per un'assemblea molto importante occorre che ci sia senso di responsabilità e dialogo tra commissari e tutti gli azionisti", dice il governatore della Liguria, Giovanni Toti, auspicando che "il percorso risanamento" della banca "possa proseguire". Toti, che con il sindaco di Genova, Marco Bucci, ha recentemente incontrato i commissari straordinari, dice di non aver sentito i Malacalza. E' meglio che la politica stia "ben lontana dalle vicende bancarie perché se Carige è ridotta così è anche per colpa di una cattiva politica". A Genova le dita restano incrociate.
IL COMMENTO
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