
Per l'appuntamento si prepara una 'carica' teorica di 10 mila soci. A tanto ammontano infatti le richieste di emissione del biglietto di partecipazione all'assemblea, comunicate da Carige, scesa direttamente in pista con una 'caccia' (o sollecitazione) alle deleghe. Di per sé il dato non anticipa se chi ha chiesto il biglietto sarà poi presente, e con quanto capitale, ma è un segnale di grande attenzione.
Alcune indiscrezioni attestano un supposto 10% di capitale di piccoli azionisti che tramite Intesa, Carige stessa e altre grandi banche avrebbe già mostrato l'intenzione di partecipare in proprio o per delega. Vengono poi dati per presenti (e favorevoli alla delibera di aumento per 700 milioni di euro) il finanziere Gabriele Volpi è al 9%, Raffaele Mincione direttamente e tramite fondi avrebbe il 7,5%, Aldo Spinelli all'1% e la Sga (1,2%). Ipotizzando una presenza di fondi per il 4% si arriverebbe al 33% circa, già di più contando le associazioni di piccoli azionisti. Alla vigilia fonti sindacali, al termine dell'incontro con i commissari, si spingevano a cifre anche nettamente più ottimiste.
Per un confronto sui 10mila, si consideri comunque che alla partecipata assemblea di settembre i soci in proprio e per delega erano 741, per un capitale del 64% circa. In partita spunta ora una lettera inviata a Banca d'Italia il 4 settembre dall'assessore allo Sviluppo di Genova, il banchiere Giancarlo Vinacci (nel frattempo il sindaco ha spostato la delega). Nel testo si segnalano criticità e punti di forza del riassetto. "Ccb dovrà essere molto concentrata e adeguatamente capitalizzata" per la ristrutturazione di Carige, nota Vinacci, prevedendo possano essere utili "ulteriori apporti di capitale".
La lettera si chiude con uno scenario sibillino che sembra far di Vinacci un aspirante 'pontiere': Il progetto con Ccb ha "forte valenza strategica e operativa" per Genova "tale da poter attivare nuovi investitori genovesi" e internazionali, che "avranno pero' bisogno di certezze e trasparenza informativa e sulla governance" e "di un minimo di tutele patrimoniali", si legge.
"Questa amministrazione ritiene che ci sia ancora l'opportunità di sostenere, col supporto della Banca d'Italia, un intervento di investitori qualificati nel quadro di una soluzione strategica a beneficio di tutte le parti coinvolte". A valle del riassetto prospetta un investimento direttamente in Ccb, insomma, con "exit naturale", per tali investitori e per molti degli attuali azionisti di Carige, nella quotazione di Ccb, dopo la fusione "fiscalmente per tutti favorita con Carige", chiosa la lettera.
IL COMMENTO
La scienza dei sondaggi: ecco come lavoriamo per raccontare la realtà insieme a Primocanale
La Costituzione, Salis in Lottomatica e la politica di cui non puoi fidarti