
Tensione anche sul fronte dei pagamenti alle imprese dell'indotto. Alcune di queste non avrebbero ancora avuto il ristoro delle fatture. E in altri casi, come quello della ditta Quadrato, il pagamenti alle imprese non diventano poi pagamenti ai lavoratori delle stesse. Tre settimane e altrettanti week end sono appena necessarie per delineare come dice il ministro Patuanelli "un percorso da fare insieme".
L'intera architettura dell'accordo richiederà altro tempo. Probabile anche che 20 dicembre le parti si accordino per un'ulteriore proroga e che il Giudice trovi opportuno concederla. Un tempo che si stringe e si dilata mette sotto pressione i sindacati preoccupati di diventare l'agnello sacrificale in un intesa che riporterebbe le lancette a prima dell'accordo del 6 settembre 2018. Oggi ArcelorMittal chiede 5mila esuberi come li chiedeva - non ottenendoli - due anni fa.
Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil sui tagli sono fermi. "Noi non intendiamo firmare un accordo con esuberi quando abbiamo messo un anno per fare una trattativa che ne prevedeva zero" dice da Terni la segretaria della Fiom Francesca Re David. "Mittal ha vinto una gara pubblica di evidenza internazionale sulla base di un piano finanziario, industriale, occupazionale e ambientale. Che dopo un anno dica datemi i soldi per rimanere o stravolgo il piano non e' accettabile. Spero che il Governo tenga fermo il punto, noi non firmeremo esuberi. Non si possono dare soldi alle multinazionali e non controllare che cosa fanno e quale e' la prospettiva".
Stessa veemenza dal segretario della Uil Carmelo Barbagallo. "Noi restiamo fermi sull'accordo che avevamo fatto dieci mesi fa: non c'erano gli esuberi, e non siamo disponibili ad impostare altre impostazioni che non siano una acciaieria che continui a produrre il miglior acciaio d'Europa, la migliore acciaieria di Europa, e con una produzione che sia superiore ai sei milioni di tonnellate l'anno, altrimenti va in perdita e saremo costretti a venderla" dice.
IL COMMENTO
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