
L'ipotesi su cui stanno ora lavorando i magistrati genovesi riguarda il presunto riciclaggio di parte di quei fondi, che da settembre il partito sta restituendo allo Stato a rate: secondo i pm parte dei 49 milioni sarebbero stati fatti sparire in Lussemburgo attraverso la banca Sparkasse di Bolzano e poi fatti rientrare, in parte, subito dopo i primi sequestri disposti della procura. La banca ha invece sempre sostenuto che quei fondi (circa 10 milioni) fossero soldi dello stesso istituto, slegati dal partito.
A giugno scorso, investigatori e inquirenti genovesi hanno ascoltato, come persona informata sui fatti, l'ex consigliere della lista Maroni Presidente, Marco Tizzoni, che a Milano aveva presentato un esposto in cui aveva adombrato il sospetto che l'Associazione Maroni Presidente "fosse stata tenuta nascosta ai consiglieri dovendo servire quale soggetto occulto di intermediazione finanziaria in favore della Lega o di terzi". Il presidente dell'Associazione Maroni presidente - stando a quanto si legge nello statuto pubblicato sul sito - è Stefano Bruno Galli, che è anche assessore all'Autonomia e alla cultura della Regione Lombardia, mentre il consiglio direttivo è composto da Andrea Cassani, Ennio Castiglioni e dall'ex sottosegretario Stefano Candiani. Il tesoriere è Federica Moro.
"In merito alle indagini che riguardano un'associazione che porta il mio nome preciso di non aver mai avuto in essa alcun ruolo gestionale, né operativo. Sono certo della correttezza della gestione da parte del presidente e dei consiglieri". Così l'ex presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, è intervenuto sulle verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza di Genova che interesserebbero anche l'associazione 'Maroni presidente'.
Circa 450mila euro sarebbero transitati da Banca Aletti all'Associazione Maroni presidente e da questa girati su alcuni conti riconducibili alla Lega. E' quanto avrebbero accertato gli uomini della Guardia di Finanza. I 450mila euro tramite Galli sarebbero formalmente stati utilizzati per acquistare del materiale a sostegno della campagna elettorale della Lega ma, in realtà, non sarebbero stati mai stati spesi e sarebbero rientrati in altri conti correnti, riconducibili al partito. Delle due società destinatarie delle perquisizioni, la 'Boniardi Grafiche' sarebbe riconducibile al deputato leghista Fabio Massimo Boniardi mentre la 'Nembo srl' ha cessato le attività a luglio scorso.
IL COMMENTO
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