
"L'agricoltura ligure è in sofferenza. Oltre a settori trainanti come quelli della floricultura e del florovivaismo, abbiamo forti perdite anche nella produzione vinicola. Con lo stop imposto alla ristorazione, si è arrestata la vendita delle nostre eccellenze. Secondo i dati della provincia di Savona, almeno il 50% dei prodotti vengono venduti in loco; ciò significa che da ormai un mese i danni sono irreparabili" spiega Aldo Alberto presidente di Cia Liguria. "Nemmeno il basilico, fiore all'occhiello della nostra tradizione, sta uscendo indenne da questo momento di blocco della commercializzazione, soprattutto nelle regioni del Nord Italia" conclude Alberto.
Con una situazione nazionale estremamente delicata, l'export, da solo, non può compensare le perdite. La categoria ha pertanto chiesto alla Regione Liguria maggiore tutela per i lavoratori attraverso ammortizzatori sociali, oltre alla possibilità di smaltire a costo zero tutti quei prodotti agricoli che, con il passare dei giorni, dovranno essere gettati via. Per ripartire, tutte le aziende avranno bisogno di liquidità e in particolare i florovivaisti, i cui tempi di produzione sono dilatati e le vendite vanno di primavera in primavera.
"La stagione commerciale si è conclusa praticamente nel momento in cui sarebbe dovuta iniziare. L'apprensione è tanta perché l'epidemia del Coronavirus sta distruggendo anche le realtà più solide" commenta Giancarlo Pastorino, titolare dell'omonima azienda agricola. "Si può solo sperare in un grosso aiuto da parte dello Stato, nella solidarietà reciproca, e che questa emergenza finisca il prima possibile, altrimenti molti saranno costretti a chiudere".
IL COMMENTO
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