
“Tanti bisogni sono emersi ancora più drammaticamente – spiega don Valentino - e altri bisogni invece sono nati purtroppo su questa pandemia e questo è l'aspetto che più mi sta a cuore in questo periodo più che preoccuparmi delle chiese aperte o chiuse”.
Per l’esperienza di don Valentino le piccole imprese, i piccoli imprenditori sono le categorie più in sofferenza: “si sentono abbandonate e sono state le più abbandonate – sottolinea il parroco di Sturla - perché nonostante tanti proclami che vengono fatti bisogna poi vedere nella concretezza come fa una persona ad andare avanti perché nel momento in cui un barista ti dice io riapro ma so che spendo 100 e guadagno 40 e quindi non riapro neanche più è questa l’emergenza a cui mettere mano”.
Insieme all’emergenza lavoro c’è poi quella scolastica e don Valentino è particolarmente duro: “credo che sia un delitto non mettere mano per cercare di risolvere il problema della scuola, e bisognava mano settimane fa e il fatto che non sia stato fatto per me è una mancanza gravissima”
Che cosa secondo don Valentino che insegna anche in una scuola superiore bisognerebbe fare?
“La cosa da fare è escludere a priori la didattica a distanza come programmazione abituale, come emergenza d'accordo, ma pensare adesso di andare avanti con la didattica a distanza da settembre in poi per me è una follia, la scuola è presenza, incontro, prossimità e non solo degli studenti con i professori ma anche tra i ragazzi pensate alla differenza che c'è per un ragazzo o per un bambino quando finisce la lezione e suona la campanella un conto se sei da solo in casa oppure se sei a contatto con gli amici, un ragazzo soltanto per questi aspetti cresce in modo diverso perché non dimentichiamoci chela scuola è un luogo di crescita nella cultura”.
IL COMMENTO
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