
Non solo ci sarà una Babele di decisioni, ma scoppierà anche la grana dei certificati per il rientro a scuola. Su questo punto interviene Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi: "La riammissione a scuola, ad oggi, diversamente da come avveniva in passato, avviene senza certificati medici. Se uno studente si assenta e la scuola non sa il perché, potrebbe avere anche il virus (Coronavirus ndr.) ma se nessun medico lo ha visitato saremmo di fronte a una riammissione non ottimale. Allora bisognerebbe reintrodurre un obbligo di certificazione al rientro. Almeno sopra i tre giorni di malattia".
Le regole, però, sono diverse: se l’alunno sarà assente per motivi differenti dal Covid-19 per un periodo superiore a tre giorni, il genitore dovrà presentare una specifica autodichiarazione, e non un certificato medico. Una regola di buonsenso. Resta tuttavia da sciogliere il nodo sulla responsabilità dei dirigenti scolastici per la tutelare degli altri alunni e del personale, motivo che ha spinto i presidi a chiedere maggiori garanzie.
Il certificato medico dopo i cinque giorni di assenza confermerebbe la non positività dello studente. Certificato che il medico non può rilasciare senza un test del tampone che confermi la negatività al coronavirus, operazione che implicherebbe altri giorni di assenza nonché costi notevoli per le famiglie qualora la richiesta non venisse accolta dalle Asl territoriali. Lunedì 14 settembre suonerà di nuovo la campanella dopo sei lunghi mesi di chiusura, incertezze, punti interrogativi e necessità di ritornare alla vita di prima. È un diritto di ogni studente e qualcuno ipotizza di fare tamponi a raffica come in Serie A.
IL COMMENTO
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