
Il tempio della velocità, l’Autodromo di Monza, ospiterà quindi la tappa che incoronerà il nuovo Campione del Mondo. Una soluzione logistica che si sposa alla perfezione con i protocolli sanitari del momento e che vedrà i team ospitati nella spaziosa struttura dei box della pista brianzola, con accessi facilmente controllabili ed ampie possibilità di mantenere le distanze prescritte.
Dopo Imola ed il Mugello con la F1 tocca ora ad un altro monumento del motorsport, Monza appunto, ospitare una gara mondiale. Una finale che sarà apprezzata dagli specialisti dell’asfalto e che vedrà una lotta tutta in casa Toyota per la conquista del titolo. Sarà il settimo mondiale per Sebastien Ogier o il primo per il suo sorprendente compagno di team Elfyn Evans? Il gallese, forte dei 14 punti di vantaggio in classifica, potrà permettersi qualche calcolo in più, mentre l’asso francese dovrà solamente pensare ad attaccare sul fondo che più gli è congeniale. Anche il belga Neuville è ancora matematicamente in corsa, ma il pilota Hyundai dovrebbe sperare in un doppio ritiro o comunque in un clamoroso ed improbabile flop dei suoi avversari.
L’Italia torna a giocare un ruolo da protagonista con una tre giorni inedita per il WRC. Due giornate interamente su pista, con prove speciali ricavate all’interno dell’Autodromo ed una tappa, quella del sabato, sulle strade delle Prealpi Lombarde nei dintorni di Bergamo. Un programma ambizioso, che si spera possa essere replicato anche nelle prossime stagioni, magari sempre insieme agli sterrati sardi, che restano un punto fermo per equipaggi e team. Attualmente il WRC ha una sproporzione a favore delle gare sterrate ed una gara in più su asfalto, specialmente se di alto livello come l’Aci Rally Monza Italia, potrebbe interessare ai costruttori, che avrebbero un’occasione in più per promuovere le proprie auto sulle strade di tutti i giorni e non sugli sterrati, altamente spettacolari ed emozionanti sul piano sportivo ma poco adatti per le campagne marketing di modelli di vetture come Toyota Yaris, Hyundai i20 o Ford Fiesta, non certo studiate per le strade polverose.
IL COMMENTO
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