
A controllare che tutto si svolga senza disordini, due agenti della polizia municipale. Le domande presentate dai genovesi in dieci giorni sono state 19.683 - ha fatto sapere il Comune - di queste si riuscirà a soddisfarne, con le risorse attualmente disponibili, 9.504, a cui se ne aggiungono 715 attualmente sospese per chi è in attesa dell'attestazione Isee. Servono dunque risorse per ulteriori 7.618 domande, più 1.838 in attesa dell'Isee. Solo nel Municipio Bassa Valbisagno, il secondo più popoloso di Genova con i suoi quasi 80mila abitanti, consegnerà 1.245 buoni in questa prima fase.
"La gente è esasperata, fa fatica non solo ad arrivare a fine mese, ma a mangiare. Motivo per cui sto lavorando all'apertura di un secondo social market. Se facessimo una giornata di distribuzione del pacco alimentare, avremmo le file. E queste file non sono stranieri o indigenti noti ai circuiti della solidarietà: sono persone comuni che magari, fino allo scorso anno, andavano in vacanza una volta l'anno, o al ristorante, a mangiare una pizza", ha detto all'Agi il presidente del Municipio, Massimo Ferrante. "Il disagio è enorme. Con la pandemia, sommata alla crisi economica che gia' c'era, e' completamente saltato il welfare".
In coda ci sono anche molti giovani per i buoni spesa. Molti di loro sono genitori di famiglie numerose. La consegna avviene previa valutazione Isee, tassativamente sotto o uguale a 20mila euro, e che si trovano in difficoltà come conseguenza dell'emergenza sanitaria in atto che ha causato loro una perdita economica. In coda ci sono soprattutto cittadini italiani, molti con partite Iva. "A chiedere aiuto sono tante madri single", aggiunge Ferrante. E sono molte quelle che hanno chiesto aiuto direttamente al presidente di Municipio per compilare le richieste dei buoni spesa, o di compilare la delega perché impegnate al lavoro e non possono andare a ritirarli.
Le persone in coda sono silenziose e composte. L'orario dell'appuntamento è stato fissato dall'amministrazione e comunicato nei giorni precedenti. "Sono persone che il disagio economico non lo conoscevano. Queste persone si vergognano, ma hanno grande dignità. Vogliono capire come arginare il disagio, senza urlarlo. La paura però è che questo scateni tensione sociale", conclude Ferrante, mentre la fila davanti al palazzo del Municipio si allunga nei giardinetti dove fino allo scorso anno, intorno all'ora di pranzo, giocavano decine di bambini e che ora sembra un monumento silenzioso.
IL COMMENTO
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