
Uno dei passaggi che Cesana giudica maggiormente controversi è quello sull’impatto ambientale di Ente Bacini che, secondo Mauro Vianello, “rispettano tutte le regole”: “In realtà – controbatte Cesana – le ricadute ambientali che le riparazioni navali hanno sui 230mila abitanti del centro storico, di Carignano e della Foce sono accertate e indiscusse dal punto di vista scientifico, sia a livello europeo che internazionale e sono, pertanto, incontrovertibili”.
Cesana stila un elenco di ciò che respirano i genovesi: “Al suolo ricadono metalli pesanti, cadmio, cromo, manganese e altri inquinanti, che sono il prodotto del taglio e della saldatura. E’ una situazione non contestabile perché accertata da organismi internazionali come Ocse ed Epa che, in vent’anni di studi, hanno acclarato l’impatto che le lavorazioni di questo tipo hanno sull’ambiente e sulla salute dei cittadini: i risvolti clinici che derivano da questa situazione sono i più disparati e portano a una serie di patologie di tipo neuro degenerativo in età precoce, come Parkinson e Alzheimer, con effetti devastanti anche dal punto di vista dei costi sociali”.
Per il presidente del comitato Porto Aperto le riparazioni navali non possono restare a un passo dalle case: “In tutta Europa i bacini di carenaggio, nel rispetto del regolamento Europeo 1257 del 2013 e delle richiamate linee guida IMO (recepiti con apposita legge dal nostro ordinamento nel 2019), sono collocati a circa un miglio e mezzo dai centri densamente abitati. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti basta osservare la collocazione dei cantieri in Francia, Spagna, Gran Bretagna e tanti altri Paesi, ove gli impianti di riparazione navale sono ubicati a circa 1500 metri dalle prime abitazioni e ad almeno 5000 metri dai centri densamente abitati: a Genova, al contrario, i bacini sono sotto il nostro naso, a 70 metri dalle prime abitazioni e a 400 metri da quartieri densamente abitati”.
Cesana punta il dito anche sul tipo di lavorazioni effettuate dalle riparazioni navali genovesi: “Durante la vostra intervista – dice il presidente del comitato – sullo sfondo si nota una nave militare che non potrebbe essere trattata in bacini di questo tipo per ragioni legate ai materiali (speciali e coperti da segreto militare) utilizzati per le chiglie di queste imbarcazioni. Ricor che il Giappone ha diffidato gli USA a demolire alcune navi della flotta militare collocata nel Pacifico e che la Marina americana aveva addirittura pensato di costruire un'isola galleggiante in mezzo al mare per queste demolizioni speciali”.
IL COMMENTO
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