
Chiare quindi le sue parole nella conferenza stampa odierna accanto al "gemello" dei tempi doriani: "Noi quando stiamo insieme cerchiamo sempre di ricordarci, fra di noi, la cultura azzurra. È uno dei capisaldi. Se sei azzurro una volta lo sei per sempre. Dietro a questo slogan, o mantra, ci sono due cose fondamentali. È un onore indossare la maglia azzurra, rappresenti l’élite del calcio italiano, hai il privilegio di rappresentare una nazione e la storia sportiva di un paese. Se vinci qualcosa diventi immortale dal punto di vita sportivo. C’è pure un onore, c’è grande responsabilità, indossi una maglia più grande di te e ce l’hai solo in prestito. Devi sudarci dentro e restituirla, possibilmente in un posto migliore. Quando la indossi c’è molta pressione, ma devi farlo senza dimenticare chi l’ha indossata prima di te".
"Il dovere - conclude Vialli - è quello di conservare e tramandarne il ricordo. Come Prati, Corso, Bellugi e Paolo Rossi. Questi giocatori sono stati importanti, degli idoli, il fatto che non ci siano più è come se si fossero portati via un pezzettino di me, in particolare Paolo Rossi, perché abbiamo fatto i Mondiali nel 1986, compagno d’avventura a livello televisivo, è stato un grande amico, un fratello maggiore". L'idea di un Vialli presidente della Sampdoria, che continua inspiegabilmente a essere rilanciata sui social più per una consonanza con la voglia di illudersi che per la presenza di fatti concreti, resta un sogno naufragato il 7 ottobre 2019.
IL COMMENTO
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