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“Era dai tempi dell’ultimo dopoguerra che non venivano saltate le prove scritte, anche qui è stata pensata una disciplina transitoria poiché si è ritenuto impossibile svolgere le prove scritte in presenza”, spiega il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Genova Luigi Cocchi. “Intanto la modalità in parte da remoto e in parte in presenza crea un grosso problema. Poi c’è il tema di chi sceglie i quesiti, perché se sarà compito delle sottocommissioni si rischia di fare figli e figliastri: per questo il Consiglio nazionale forense ha richiesto che vengano formulati dalla commissione centrale presso il Ministero”. Forse si poteva pensare ad una modalità in presenza distribuita nelle sedi e non concentrate nella Corte d’Appello per far svolgere comunque le prove scritte. Anche perché i tempi sono stretti e si richiedono più forze in campo per venire incontro all'organizzazione di questo esame.
E se questa riforma nasce in un momento di emergenza, di certo si sa che non può essere questa la strada per ripensare alle modalità di accesso alla professione. “Gli avvocati sono tanti ed è necessario affrontare questo tema. Pensiamo che tutti devono poter entrare, ma con una selezione rigorosa poiché l’avvocato svolge una professione importante per la società”, ha commentato Cocchi a Primocanale. “Se una riforma si vuol fare, deve partire dall’Università. Bisogna creare un filone di specificità verso le discipline giuridiche, per arrivare ad un esame con una preparazione consolidata già negli anni universitari e non creata nei due anni di praticantato”.
IL COMMENTO
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