
Più in generale su Carige "bisogna che qualcuno inizi a gridare per salvare questa banca, sembra che si aspetti di prendersi quel che rimane senza provare a salvare nulla". Secondo l'ex assessore di Genova e già banchiere, che già nel settembre 2019 provò coordinare un intervento su Carige (per dover lasciare di lì a breve l'incarico in Comune) in Carige "serve qualcuno che arrivi da fuori, che sia molto liquido. Per farla funzionare come banca c'è bisogno di capitale, molti soldi, nell'ordine dei 400-500 milioni - conclude -. Se si apre il tavolo ci sono tante opzioni ma prima bisogna dare solidità alla banca oggi ha i piedi d'argilla".
Vinacci ha così precisato il senso della lettera, tra gli altri, al direttore generale di Banca d'Italia Luigi Federico Signorini, resa pubblica. Sulle quote nella banca genovese in capo al Fondo interbancario di tutela dei depositi ipotizza tra l'altro che oltre a un altro istituto di credito o un investitore istituzionale internazionale ("potenzialmente dichiaratosi interessato, al verificarsi di certe condizioni", scrive) nella banca ligure possano intervenire "pochi ma importanti e qualificati investitori locali, interessati a favorire le iniziative di sviluppo della città metropolitana e che potrebbero comportarsi, ad esempio, similmente a quanto fece la precedente cordata di imprenditori locali che, in una passata altrettanto critica situazione, permisero il rilancio di Ansaldo Energia".
"Nell'ottica ormai indispensabile dell'open banking, stiamo sondando la possibilità di affiancare anche una controparte assicurativa ed una parabancaria - scrive anche a Banca d'Italia -; o contemporaneamente definire soluzioni che possano permettere ad azionisti Carige precedentemente esclusi, di partecipare anch'essi all'opzione di acquisto con il Fitd e a paralleli incrementi di capitale della Banca, ovviamente previ accordi tesi a risolvere le dispute legali, quando da loro promosse".
Per la stessa Cassa centrale banca, originariamente titolare di una opzione di acquisto delle quote dell'80% in mano al fondo, ipotizza che possa "salvaguardare i propri pregressi investimenti (oggi è socia all' 8,34%) eventualmente integrando un minimo tale partecipazione, per mantenere un significato alle scelte finora operate". Sul tavolo anche eventuali "ulteriori azioni volte a generare circoscritti ulteriori apporti di nuovi capitali" come obbligazioni convertibili garantite o Tier2 convertibile, o "l'attivazione, in tempi abbastanza rapidi, delle attività e parametri necessari per il riavvio della quotazione borsistica".
IL COMMENTO
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