
"In epoca di Pandemia che sia di buon auspicio l'ultimo endecasillabo scritto dal Sommo Poeta nell'Inferno: E quindi uscimmo a riveder le stelle", commenta la sindaca di Savona Ilaria Caprioglio.
“Il Codice Sansoni è stato richiesto in prestito dall'Archivio di Stato di Genova per una mostra che avrà inizio in autunno. Per questo, e per celebrare l'anniversario dantesco, ho pensato di coinvolgere la Biblioteca e la Pinacoteca per allestire questa mostra temporanea. L'esposizione farà conoscere ai cittadini e ai turisti questi tesori che normalmente sono conservati nel Fondo antico della Barrili, dove sono visibili solo con particolari cautele e previa prenotazione", spiega l'assessore alla cultura Doriana Rodino.
Il Manoscritto Sansoni fu donato dall'avvocato Giuseppe Nervi che l'aveva ricevuto dalla famiglia Sansoni Riario. Si tratta di un manoscritto di fine '300 della scuola fiorentina con sei miniature ed il commento di Jacopo Landini, erudito bolognese. Abbastanza sconosciuto agli studiosi fino al momento della donazione, venne studiato a inizio '900 dal professore padovano Antonio Fiammazzo, docente prima e preside poi del Regio Liceo Classico Chiabrera, nella sua pubblicazione “Il Codice Dantesco della Biblioteca civica di Savona”, edito nel 1910 dalla Tipografia Bertolotto. Nel saggio il Fiammazzo lo mette a confronto con altri manoscritti della Commedia, evidenziando le differenti varianti dei testi.
L'incunabolo stampato a Brescia dal tipografo dalmata Bonino Bonini nel 1487 viene considerata la prima edizione illustrata della Commedia. Altri tentativi c'erano già stati, ma sarà il Bonini che con 68 xilografie illustrerà le tre cantiche, anche se in realtà, probabilmente, il progetto fu interrotto ad un certo punto, visto che solo l'Inferno ed il Purgatorio sono riccamente illustrate, mentre il Paradiso contiene un'unica immagine che non viene ritenuta pertinente dagli studiosi. Gli studiosi ritengono che oltre al Bonini le tavole siano state incise da almeno due allievi, meno bravi del maestro. Questo volume fu donato dal professor Francesco Pizzorno, docente di Retorica delle Scuole Pie di Savona.
IL COMMENTO
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