
"Il contratto di acquisto delle quote di Autostrade per l'Italia da parte del consorzio capeggiato da Cassa depositi e prestiti solleva dubbi di illegittimità e di non convenienza economica, poiché corrisponde miliardi di euro ad un concessionario nonostante questi abbia tradito la fiducia dello stato concedente e sia venuto meno ai propri obblighi contrattuali contribuendo a provocare conseguenze disastrose" spiega Crucioli.
L'obiettivo è provare a frenare la trattativa che lo Stato italiano sta portando avabti con Atlantia tramite Cassa Depositi e Prestiti. Se la trattativa si concluderà nelle casse degli attuali soci di Autostrade per l'Italia entrerebbero in totale 9 miliardi di euro che si dividerebbero in base alle quote societarie. Una parte di queste sono detenute dalla famiglia Benetton. Di fatto quindi Autostrade per l'Italia perderebbe il controllo delle autostrade ma dietro una remunerazione importante. Oltre a questo c'è l'aspetto delle ecventuali sanzioni. Sopra una certa soglia la vecchia concessionaria non risponderebbe per i danni causati durante la sua gestione.
Anche per questo il sentaore Crucioli va avanti nella battaglia contro la trattativa: "Si affida ad un consorzio composto anche da fondi di investimento stranieri, scelti senza gara pubblica, la maggior parte della rete autostradale italiana. Per questi motivi, questa mattina 17 parlamentari, 15 dei quali appartenenti alla componente de l'Alternativa c'è, hanno depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, alla Procura presso la Corte dei Conti, al CIPESS, alla Ragioneria Generale dello Stato, all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e all'Autorità di Regolazione dei Trasporti, chiedendo lo svolgimento delle indagini di rispettiva competenza" conclude Crucioli.
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