
Il processo si è concluso, un iter lungo che alla fine è arrivato a una sentenza definitiva con le condanne. "Giustizia? La giustizia per quanto ci riguarda c'è stata, magari non è stata completa, ci sono tante cose non sono uscite o non state considerate, i giudici hanno il loro metro di giudizio. I dirigenti delle scuole non sono state in grado di capire quello che stava accadendo. Tanti istituti non avevano un piano di emergenza. E' mancata la comunicazione tra Comune e scuola, alcune mail del Comune sono arrivate tardi, in momenti in cui nessuno le avrebbe lette" racconta ancora la mamma di Serena.
Il pensiero torna inevitabile a quel giorno, a quel momento. All'altro figlio di 16 anni che era con Serena e che si è salvato aggrappandosi a una inferriata dalla furia dell'acqua. Trovare aspetti positivi non è facile, praticamente impossibile. Da allora però è cambiato il sistema delle allerte e anche alcuni lavori per la messa in sicurezza sono stati avviati, alcuni anche conclusi. "E' servita è far avviare le procedure per i lavori dello scolmatore. Anche il passaggio da allerta 2 ad allerta gialla, arancione o rossa è servita a far capire meglio. Purtroppo ancora oggi tanta gente pensa che non sia importante l'allerta rossa. Invece meglio una allerta in più che magari serve a non far perdere un proprio caro come è successo a me".
Oggi la scuola ricorda quel 4 novembre con i disegni dei bambini, i più piccoli che all'epoca dei fatti non c'erano ancora. "Loro non hanno vissuto quella tragedia ma hanno cercato di capire, è compito di noi adulti fargli comprendere quanto è pericolosa l'acqua e quanto può essere forte la natura".
IL COMMENTO
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