Dopo tutta la notte di lavoro non è stato ancora estratto il corpo di Nino Emiliano Cassola, l'operaio genovese di 33 anni precipitato ieri pomeriggio in un pozzo profondo 18 metri per l'estrazione del biogas nella discarica di rifiuti di Scarpino, sulle colline di Genova. I vigili del fuoco hanno lavorato ininterrottamente, anche con un potente escavatore, per cercare di recuperare la salma. Non c'é alcuna speranza, infatti, che l'uomo sia sopravvissuto alla caduta: nel pozzo, che ha un diametro di solo un metro, non c'é ossigeno; l'atmosfera è satura di gas venefici e la temperatura è compresa tra i 60 ed i 70 gradi per effetto dei processi di decomposizione dei rifiuti. Una situazione che ha impedito, per ora, di riuscire a recuperare il corpo. L'operaio stava seguendo la perforazione del pozzo con una trivella. Improvvisamente ha perso l'equilibrio ed è caduto. Era dipendente dell'Asja Ambiente Italia, con sede a Rivoli (Torino), che ha in gestione dall'Amiu lo sfruttamento del biogas prodotto dalla grande discarica di Scarpino e che viene trasformato in energia elettrica. I sindacati hanno proclamato per oggi uno sciopero di 24 ore dei dipendenti dell'Asja Ambiente Italia e di un'ora, dalle 11 alle 12, di quelli dell'Amiu.
Cronaca
Scarpino, non ancora recuperato il corpo dell'uomo caduto in un pozzo
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