Cronaca

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Sgomento per l’amico morto, per non essere riusciti a salvarlo in tempo, per lo stato d’abbandono in cui si sentono lasciati da autorità, mezzi di informazione e forze dell’ordine: i senza tetto di Genova reagiscono con disperazione alla notizia dell’amico, clochard come loro, trovato cadavere in galleria Vittorio Emanuele, accanto all’ingresso del teatro Carlo Felice in piazza De Ferrari, nel pieno centro del capoluogo ligure. Probabilmente è stato ucciso dal gelo che ha colpito la città in questi ultimi giorni: l’uomo aveva cercato riparo dietro una colonna del teatro lirico appena un po’ più protetta dalle sferzate del vento. All’arrivo del 118 non c’era più nulla da fare. Gli amici di sempre si sono radunati attorno al cadavere e lo hanno salutato con un applauso. Poi, alla vista delle forze dell'ordine, dei giornalisti e dei fotografi, hanno inveito: "Bastardi, vi accorgete di noi solo quando muoriamo" hanno urlato in lacrime. La polizia municipale di Genova, che ha il compito di pattugliare le zone frequentate dai barboni quando le temperature sono particolarmente rigide, ha spiegato di non aver notato l'uomo nella ronda notturna di ieri. I compagni di strada chiamavano Babu la vittima. Dicono che era straniero, forse dello Srilanka e aveva circa 42 anni. Raccontano che aveva abbandonato una comunità di un prete genovese, dove lavorava come cuoco, e che viveva per strada dall'estate scorsa. "Ci corichiamo dietro la colonna uno addosso all'altro per ripararci dal freddo - ha raccontato un altro clochard, Felipe - i carabinieri chiamati da quelli del Carlo Felice ci hanno preso le coperte per farci andare via". Qualcun altro racconta che siano stati i netturbini dell'Amiu ad aver buttato via le coperte.