
La mamma e la sorella di Nada Cella chiederanno i danni allo Stato per i clamorosi errori commessi dagli inquirenti nel 1996, l'anno del delitto avvenuto in via Marsala, a Chiavari.
Il papà della vittima era morto per per il dolore provocato dall'uccisione della figlia, stroncato da un malore mentre transitava in auto davanti al cimitero di Alpepiana dove riposa Nada.
La notizia che i familiari della segretaria uccisa nello studio del commercialista Marco Soracco hanno intenzione di chiedere conto al Ministero degli Interni del black out di comunicazione fra carabinieri e polizia filtra dopo la clamorosa riapertura dell'indagine che ha permesso di indagare Anna Lucia Cecere, già indagata allora ma sbrigativamente archiviata dal magistrato titolare dell'indagine Filippo Gebbia.
Il pm dopo alcuni sommari riscontri svolti dai carabinieri impedì ai poliziotti della mobile titolari dell'inchiesta di approfondire gli accertamenti sulla donna perché a suo dire, "avrebbero perso solo del tempo".
La posizione della donna era stata archiviata dopo poche settimane.
La Cecere è tornata sotto la lente in qualità di indagata dopo 26 anni grazie alla criminologa Antonella Pesce Delfino (nella foto con Silvana Smaniotto, mamma di Nada) che spulciando le carte dell'inchiesta si è accorta che i pochi accertamenti svolti dai carabinieri non erano mai stati trasmessi ai poliziotti della squadra mobile.
Nessuno aveva detto agli agenti che in casa della donna i carabinieri avevano trovato due bottoni identici a quello sequestrato sulla scena del delitto.
Non solo: nonostante testimoni avessero subito indicato Cecere come possibile assassina perché vista allontanarsi con una ferita alla mano da via Marsala a bordo di uno scooter, nel '96 non le era stato sequestrata la moto, come è stato fatto solo ora per cercare eventuali tracce di sangue, errori, insomma, da matita blu.
Errori apparentemente senza una giustificazione.
Per questo Gebbia, in pensione da oltre un anno dopo un'esperienza nella procura di Ancona, potrebbe essere convocato e chiamato a raccontare del suo comportamento dai colleghi che hanno riaperto le indagini.
L'inchiesta sul delitto di Chiavari potrebbe arrivare a una svolta entro fine febbraio con gli esiti dei test del Dna sui reperti recuperati nello studio di Soracco e sullo scooter di Anna Lucia Cecere affidati nel novembre scorso al genetista Emiliano Giardina.
Se saranno positivi il giallo di via Marsala potrebbe essere finalmente chiuso: in caso contrario si ripartirebbe da zero e il giallo rischierebbe di rimanere insoluto, per sempre.
IL COMMENTO
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