Cronaca

Finita l'istruttoria: il grande enigma è capire se quel buco sulla pila nove era noto e intercettabile. Entro l'estate la requisitoria dei pm
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di Michele Varì

Il primo punto da chiarire per capire l'epilogo del processo per la tragedia del Morandi è stabilire se il vizio occulto di costruzione sulla sommità della pila 9 dove è avvenuto il collasso del ponte era noto ai gestori del viadotto e se era intercettabile con i controlli ordinari e straordinari svolti da Aspi, Autostrade per l'Italia, e da Spea, la società di ingegneria che avrebbe dovuto controllare Autostrade.


Un maxi processo documentale

Anche alla fine dei tre giorni delle dichiarazioni spontanee degli ex big di Autostrade per l'Italia sott'accusa, Berti, Donferri, Mollo e Castellucci, non è cambiato lo scenario di uno dei processi più complicati della storia giudiziaria d'Italia per numero di persone coinvolte e per la mole di carte da leggere al vaglio dei giudici. Un processo di reati colposi, dunque più complicati da contestare, e basato soprattutto su un mare di documenti tutti da interpretare.

Quella riunione di induction del 2011 


Per l'accusa una delle prove è la famosa riunione di induction del 2010 per aggiornare sullo stato delle opere i soci di Atlantia. Un incontro in cui, come riferito in aula dal teste Gianni Mion, il grande manager della holding, fu detto che la sicurezza del Morandi sarebbe stata autocertificata da Autostrade per l'Italia nonostante fosse a rischio per un problema di progettazione. Questo proverebbe che il vizio occulto poteva essere noto o rintracciato. Castellucci, presente all'induction, però ha smentito Mion dicendo che era normale utilizzare Spea per autocertificare la sicurezza delle opere e del ponte, ma non ha chiarito se fosse a conoscenza dell'errore di costruzione.

Altro rebus la email del 2010 fra due imputati

Altro punto è la email del febbraio del 2011 fra due imputati, inviata dall’allora responsabile del primo tronco di Aspi, Massimo Meliani, al capo dei Collaudi e controlli non distruttivi di Spea, Maurizio Ceneri.
La scoperta durante alcuni lavori di manutenzione di un’enorme cavità sull’antenna della pila 11 aveva portato negli anni Novanta agli interventi di rinforzo di tutta la pila con la posa dei cavi esterni, e alcuni interventi di messa in sicurezza avevano riguardato la pila 10. Non così sulla 9, quella crollata il 14 agosto 2018.

Nella mail Meliani chiede a Ceneri un parere su una sperimentazione che vorrebbe utilizzare “in vista dell’ispezione ravvicinata sugli stralli che abbiamo programmato di ripetere questa estate”. L’idea è quella di utilizzare il “georadar” con uno scopo preciso, vale a dire “evidenziare eventuali cavità nascoste nel getto, non superficiali, come credo fosse quella trovata a suo tempo sullo strallo di pila 11 e quindi non riscontrabili con battute di martello”.

I vuoti nel calcestruzzo 


Una preoccupazione evidente, tanto che Meliani, allegando alla mail un articolo sull’uso del georadar, spiega che lo strumento ha “anche altre finalità”, ma – dice l'imputato – “credo che potremmo essere già soddisfatti se riuscissimo a escludere vuoti all’interno della guaina in calcestruzzo”.

Meliani, che ha rilasciato dichiarazioni spontanee nei giorni scorsi, ha spiegato così il contenuto di quella mail: "Ceneri mi disse che non sarebbe stato facile riuscire a usare il georadar per l'acciaio e anche per le dimensioni della possibile anomalia da intercettare, nell'ordine di qualche centimetro, ed escluse che poteva esserci un difetto come quello trovato sulle altre pile negli anni '80, un passaggio su questo lo feci anche con ingegnere Pisani, allievo di Morandi e coinvolto nella ristrutturazione delle altre due pile, anche lui, come ha riportato nella sua relazione, rassicurò che quel difetto della pila 11 era nato perché era la prima pila costruita e non si era ancora preso confidenza con quel tipo di problematiche e non era pensabile di trovare lo stesso difetto sulla 9".

Castellucci tira in ballo l'ingegnere Morandi


Per i consulenti tecnici degli imputati invece il difetto occulto non era rintracciabile proprio perché ignoto ai gestori, non a caso lo stesso ex  amministratore delegato Castellucci nel suo lungo monologo ha rimproverato lo stesso progettista, l'ingegnere Morandi, per non avere messo sull'avviso sulle fragilità degli stralli.
Fragilità però insite nel progetto di un ponte bilanciato e strallato che avrebbe dovuto essere curato con più attenzione perché in caso anche solo di una piccola anomalia avrebbe messo a serio rischio la stabilità dell'intera struttura. Come un castello di carte in cui basta togliere una carta e vengono giù anche tutte le altre carte. E infatti la corrosione degli stralli della pila 9 ha fatto collassare quasi l'intera struttura uccidendo 43 persone che vi stavano transitando. 

Le richieste di condanne entro agosto

Finite le dichiarazioni spontanee adesso le udienze del processo rallentano, la prossima è fissata per mercoledì prossimo, 2 aprile, per permettere l'acquisizione degli atti, poi entro la pausa estiva si dovrebbe arrivare alla requisitoria dei magistrati con le richieste di condanna per gli imputati. La sentenza potrebbe arrivare fra un anno, ossia entro marzo  2026, a quasi 8 anni dalla tragedia.