Politica

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Con la vittoria di Marco Doria si riapre la partita delle elezioni comunali di Genova. Fino a domenica sera, nonostante i segnali forti di lacerazioni all’interno di un Pd che non ha saputo decidere e che è stato debole (e ora abbiamo i dati clamorosi) nel mollare il suo sindaco, non si aprivano molti spazi concreti di vittoria per il centro/centro destra.

Oggi tutto potrebbe cambiare. Fino ad ora Marco Doria ha mantenuto un forte connotato di sinistra, ma può portare via consensi anche ai “grillini”. Presto, probabilmente, si approprierà di una visione della città più legata a quello che sta succedendo davvero: pochi soldi, quasi niente, servizi pubblici (bus) allo sfascio, manutenzioni che devono essere continuate, idea di una città che non è “l’isola che non c’è” , ma un luogo chiuso, stretto da piccole lobbies un po’ maligne che non riescono a guardare oltre il loro naso e che hanno contribuito pesantemente a sfibrare un Pd già non brillantissimo.

Personalmente non credo che Doria potrà andare avanti sostenendo che non si fa la gronda, non si fa il terzo valico. Non potrà rispondere sempre: “Ma io a questo non penso”, tutte le volte che un giornalista gli chiede quali potrebbero essere le alleanze. Sono convinto che Doria non è Pisapia, ma di Pisapia ha l’intelligenza, l’eccezionale onestà, il buon senso.
Doria non è un antipolitico, anzi. Non lo è come non è tecnico il governo Monti. Genova è una città isolata. Dovrà dirci, il nuovo leader che la sinistra, Pd compreso, ha scelto come bandiera, se vuole un’isola di magnifici intellettuali che viaggiano in monopattino o riuscirà, almeno, a farli marciare in motorino, se non altro per valicare senza troppo affanno il passo dei Giovi.

Mario Paternostro
@Pater1947