
E intanto l’azienda decide per la cassa integrazione al posto della mobilità dei lavoratori e fa un passo in avanti accettando l’apertura di un tavolo genovese. Mentre la rivolta della città contro la decisione di chiusura è stata dimostrata dal calo delle vendita del 37% del latte della Parmalat, boicottando il marchio Oro.
Di fatto la Parmalat chiude tre stabilimenti (Genova, Como e Pavia), conferma il piano di investimenti triennale per 180 milioni, ed è pronta a mettere in atto, d'intesa con i sindacati, un piano sociale per limitare l'impatto occupazionale. Martedì 25 è in programma un incontro delle parti sociali al ministro del Lavoro, per definire l'attivazione e le modalità della cassa integrazione che potrebbe riguardare 80-85 dipendenti, secondo i sindacati.
Da parte dei sindacati, il cui coordinamento proseguirà lunedì il confronto con l'azienda in preparazione del tavolo di martedì, arriva l'altolà a "qualsiasi soluzione che non preveda la ricollocazione di tutti i lavoratori coinvolti" dice Uila. Sul sito di Genova, quello più problematico, Parmalat è disponibile a "favorire forme di utilizzo diverse dall'attuale".
IL COMMENTO
"Ti ricordi Bilancia?" 17 vittime scelte per odio e per caso
Che brutta quella piazza cerniera che doveva salvare il centro storico